Le coccole delle volontarie al piccolo Giovanni

Era la fine di giugno quando la nostra presidente ricevette una telefonata dal caposala di patologia neonatale. C’era  in trattamento presso il reparto un bimbo nato con una tossicodipendenza, causa di parecchi problemi tra i quali un’irritabilità che costringeva il piccolo a pianti ininterrotti. In quel momento il reparto era affollato di bimbi prematuri, ognuno nelle propria culla termica e ognuno bisognoso di attenzioni. Gli addetti al reparto, che chiamerei “angeli custodi” di questi  bimbi, data la delicatezza, la dolcezza, i sorrisi e le coccole che elargivano a turno ai piccoli ospiti, si trovavano in grande difficoltà nel gestire  il “cucciolo” che per convenzione chiameremo Giovanni.

Chiedevano quindi la nostra collaborazione, in qualità di volontarie, per prestare le nostre braccia al fine di coccolare Giovanni che non ne voleva sapere di stare sdraiato nella culla. Elena, la nostra presidente, si attivò per trovare volontarie disposte a turnarsi ogni due ore per accudire Giovanni. Tutte le persone interpellate telefonicamente, una volta saputa la situazione del piccolo, diedero immediatamente e con entusiasmo la propria disponibilità e già il giorno dopo fecero i primi turni le “zie” di Giovanni. Nel giro di una settimana 12 volontarie erano a disposizione per affrontare questa insolita avventura  dalle 9 del mattino fino a sera, con qualche turno anche  il sabato e la domenica.

Una di noi, Gianna, si prese la responsabilità e l’organizzazione dei turni e creò, seduta stante, il gruppo di “Patologia Neonatale” su WhatsApp per facilitare il servizio e le eventuali sostituzioni. Anche Giovanni cominciò la sua avventura passando di braccia in braccia le sue giornate. Alternava momenti di sonno/dormiveglia a momenti di pianto disperato  che cercavamo di alleviare mettendo in atto tutte le capacità ed esperienze  acquisite negli anni, prima come mamme e poi come nonne/zie.

Nello spogliatoio, tra un turno e l’altro ci si aggiornava sull’umore di Giovanni, ci si scambiava consigli sulla posizione migliore da tenere per evitargli dolorini di pancia, per favorire la sua digestione sempre lunga e difficile…  Ma  lo spirito che ci accomunava, oltre al servizio, era il desiderio di trasmettere a Giovanni quanto più amore possibile, ognuna a modo suo.

Tutto il personale del reparto, medici e infermiere/i, notavano, col passare dei giorni, un graduale miglioramento nel comportamento di Giovanni grazie alle stimolazioni vocali e fisiche e alle coccole che ognuna di noi non vedeva l’ora di fare al piccolo urlatore… I pianti disperati non erano più così frequenti e a volte Giovanni ci gratificava guardandoci coi suoi occhioni azzurri, regalandoci uno sdentato sorriso o un breve vocalizzo che ci mandava in brodo di giuggiole. Ricevemmo anche i complimenti del Primario che, al ritorno dalle ferie, trovò Giovanni più tranquillo e sereno.

Continuammo cosi per tutto il mese di luglio consapevoli che prima o poi il nostro servizio sarebbe terminato.  Giovanni, infatti, era in attesa di una famiglia affidataria che si prendesse cura di lui. E il giorno arrivò. Era un lunedì di  metà agosto quando lasciò il reparto di patologia neonatale.

Il nostro compito era finito. Per Giovanni era l’inizio di una nuova avventura. Non potevamo che augurargli il meglio, dopo che si era preso un pezzettino dei nostri cuori e noi un pezzettino del suo.

Però non ci sembrava bello vederlo andare via così, senza lasciare un segno della nostra presenza nelle sue prime settimane di vita che gli potesse ricordare “da grande” di quanto amore era stato circondato. Assistente sociale e famiglia affidataria permettendo, lasciammo tra i suoi documenti un biglietto con tutte le nostre firme e con l’augurio che “facesse della sua vita un sogno e di un sogno una realtà”.

Maria Grazia, Gianna, Catia, Dolores, Terry, Miriam C. , Caterina, Miriam M. , Annalisa, Irena, Marina, Elena.