Le mille storie di Pentecoste, tra religione, cultura, e tradizioni

La Pentecoste, Shavuot, presso il Popolo Ebraico, rappresentava i cinquanta giorni dalla semina dell’orzo ed era anche il tempo del pellegrinaggio al Tempio. Una volta persa la cultura agricola, rima la Festa per il dono della Torah, la Legge e si celebra ricordando le 5 settimane che precedettero l’ esperienza del Sinai.

La festa cristiana della Pentecoste si celebra appunta 50 giorni dopo Pasqua perché la Sacra scrittura ci ricorda che lo Spirito Santo discese sugli Apostoli quando questi erano a Gerusalemme è si celebrava la Pentecoste. Cinquanta giorni dopo Pasqua.

Come la Pasqua, la Pentecoste è una festa mobile. Nei centri urbani in genere corrisponde al giorno in cui viene amministrato il Sacramento della Confermazione, l’ultimo dei riti di iniziazione. Ma nei piccoli centri sussistono antiche tradioni popolari. Perciò ricordiamo Orvieto, dove si celebra la festa della Palombella. Una colomba bianca nell’antichità si lasciva volare libera per la chiesa. Oggi è sostituita da un simulacro lasciato scendere nella piazza davanti al Duomo. Se il cammino è regolare, l’anno sarà propiziozio.

“In Sicilia, a Gangi, la Festa di Pentecoste si festeggia nella giornata di lunedì con una solenne processione in cui vengono fatte sfilare per le vie della cittadina ben 40 statue di santi. Il corteo si snoda fino alla Chiesa dello Spirito Santo, davanti alla quale si tengono i cosiddetti “cursi” o “miraculi” : ogni statua deve percorrere per tre volte la pizza correndo, a dimostrare la prontezza della risposta della chiamata allo Spirito Santo”.

Ad Accettura, in Basilicata, il giorno dell’Ascensione i giovani boscaioli andranno alla ricerca dell’albero più alto del bosco ” il maggio”. Il giorno di Pentecoste i giovani del paese vicino vanno alla ricerca di un cespuglio di agrifoglio che metteranno sulla cima dell’albero, “la sposa del maggio”, appunto.

Infine ricordiamo, Nimes, in Provenza, dove nei giorni della Pentecoste si svolge una festa legata alle tradizioni provenzali. nell’anfiteatro romano si effettua la corse camarguais che consiste nella sottrazione di alcuni oggetti al toro lasciato libero nell’arena. I tori sfilano  liberi anche per le strade durante le”ensierros” gli spostamenti. Nella notte per le vie della città sfilano carri addobbati e illuminati. È la pegoulade, una sorta di carnevale.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it