Le rose di Santa Rita, la donna dei miracoli impossibili

Quando nel mese di maggio fioriscono i roseti spontanei, il mio ricordo va all’adolescenza, alle serate dedicate alle Messe nei quartieri della Parrocchia per onorare la Madonna. È un ricordo nostalgico e a suo tempo sereno perché quel fiorire delle rose, ma anche dei glicini e dei gelsomini, inebriava il cuore e la mente, aprendoli al futuro. Ora, quei momenti di vita religiosa comune non si svolgono più con le stesse modalità, ma i roseti ci sono ancora. Alcuni li ammiro tutte le mattine, in piena fioritura. È proprio alle rose è legato un altro ricordo di questo mese: le rose di Santa Rita.

Chi fosse questa Santa lo sapevo già dal tempo del catechismo, ma negli anni del Liceo si è rafforzata la mia “fede” in questa Santa, non per motivi religiosi, ma per motivi di interesse.

Santa Rita è venerata come la Santa dei miracoli impossibili, e noi studenti eravamo soliti fermarci nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli e accendere un cero davanti alla statua della Santa prima dei Compiti in classe e delle interrogazioni. Oggi non si usa più tanto; forse Padre Pio le ha rubato lavoro…ma in certe zone la devozione a Santa Rita è ancora molto forte e con lei è rimasta la tradizione di benedire le rose il giorno a lei dedicato, il 22 Maggio. Ecco perché parlavo di roseti e di mese di maggio. La vita di questa donna è abbastanza semplice, sebbene segnata dal dolore. Nata a Rocca Porena, vicino a Cascia, nonostante avesse ardente desiderio di consacrarsi al Signore, fu data in sposa ad un uomo dal quale ebbe due figli; costui fu ucciso da uomini violenti e Rita pregò per la loro conversione e li perdonò. Anche i figli morirono e nessun ostacolo sembrava impedire il suo ingresso in monastero. Ma per due volte le fu negato l’accesso; successe allora un fatto miracoloso: San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino le apparvero, la confortarono e la guidarono in convento. La Superiora non poté più impedire il suo ingresso. Ben presto Rita divenne lo specchio di ogni virtù, pregava, si spendeva per gli altri, è un giorno, mentre pregava il Signore Gesù di associarla alla sua passione, fu trafitta in fronte da una spina del crocifisso ne le rimase per tutta la vita.

La malattia fu la sua compagna; un giorno di profonda sofferenza chiese ad una vicina di recarsi a Rocca Porena, luogo dove la santa era cresciuta, a raccogliere nel suo antico orto ciò che era maturo. Era pieno inverno, e chi conosce quelle zone dell’Umbria sa che il freddo invernale è intenso. La donna andò e trovò un fico maturo e un roseto fiorito. Ecco il miracolo impossibile!

Oggi nel convento delle Agostiniane di Cascia, dove lei visse per 40 anni si conserva il suo corpo e la devozione dei pellegrini è sempre intensa e numerosa.

Le rose sono il suo simbolo, quelle rose che fiorirono per miracolo in pieno inverno, vengono benedette e conservate come segno sacro.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it