L’eredità di Basaglia, i doni del volontariato

Il 2 Marzo al Teatro Agnelli di Torino è stato presentato lo spettacolo “I 40 anni di Basaglia – I doni del Volontariato”, patrocinato dall’Avo Piemonte, per festeggiare la decennale collaborazione tra l’A.V.O. e la Di.A.Psi. (Difesa Ammalati Psichici) nel servizio a fianco dei malati psichici. La rappresentazione, che ha visto un’ampia partecipazione di pubblico: volontari delle Associazioni coinvolte, famigliari, semplici cittadini, è l’ideale prosieguo di uno spettacolo, svoltosi nel 2018 organizzato dalla Di.A.Psi. per ricordare la Legge 180, la legge Basaglia.

Era presente anche il Presidente della Federavo, Massimo Silumbra, che presta servizio come semplice volontario presso l’SPDC dell’Ospedale di Cuneo, e ha invitato i presenti a superare i timori infondati e i pregiudizi che ancora oggi circondano la malattia psichica e ad avvicinarsi a questo tipo di esperienza che tanto può arricchire il bagaglio personale del volontario.  Lo spettacolo, nella sua prima parte, ha ripercorso i temi già trattati lo scorso anno.

Quale eredità ci ha lasciato Franco Basaglia, lo psichiatra che ha rivoluzionato l’approccio culturale e terapeutico alla malattia mentale, chiudendo definitivamente gli ospedali psichiatrici? Quali i punti cardine del suo pensiero?

La dignità del malato, prima calpestata in luoghi di segregazione, spesso degradati, dove non veniva curato ma semplicemente recluso perché ritenuto pericoloso e trattato come mero soggetto passivo, senza rispetto per i suoi diritti fondamentali.

Il valore del gruppo, come strumento terapeutico che accoglie e contiene il disagio mentale, le ansie e le paure individuali, e agisce da sostegno sia nelle fasi acute che riabilitative della malattia.

La continuità terapeutica, per garantire al paziente un punto di riferimento preciso e la possibilità di essere seguito in tutto il  percorso di cura secondo obiettivi e metodi unitari.

La recovery, un percorso che, attraverso politiche e pratiche di salute mentale, promuove il benessere e il recupero delle risorse individuali dei pazienti pur in assenza della remissione completa della malattia e dei suoi sintomi.

Il valore della famiglia, vista come soggetto attivo nel percorso di cura del disagio psichico.

È ritornata quindi sul palco, come nel precedente spettacolo, la psichiatra Susanna Cielo, questa volta per ragionare sul dopo Basaglia, per riflettere sulla situazione, non ancora del tutto soddisfacente, dell’assistenza psichiatrica in Italia. In questo contesto la Dott. Cielo intravede un luce, quella del Volontariato, che con i suoi valori può costruire con il paziente psichico un legame basato su:

L’ascolto e l’accoglienza, per essere a fianco dell’altro in modo partecipe e affettuoso e ridurre la sofferenza, la paura di essere soli, rifiutati, abbandonati;

La gratuità e la condivisione, per cambiare la logica dell’individualismo e riaffermare la portata della fraternità nella condizione umana.

Nell’ultima parte si sono avvicendati sul palco i volontari delle tre Associazioni, Avulss, Di.A.Psi. e A.V.O., che operano in campo psichiatrico, per testimoniare la loro storia e i loro vissuti. I volontari AVO hanno iniziato la loro esperienza in psichiatria nel 1995 nella casa di cura Villa Cristina che  ospitava 150 pazienti, uomini e donne, di diversa età e con diverse problematiche. Alla chiusura della struttura, nel 2011, l’AVO inizia l’avventura nei repartini psichiatrici, insieme alla Di.A.Psi., negli ospedali Mauriziano, S. Giovanni Bosco e Martini e successivamente nei Gruppi Appartamento. Marina, Giancarlo, Stefania e Leonardo si sono avvicendati sul palco per leggere le loro testimonianze: “Ogni volta che entro in reparto, anche dopo molti anni, mi sento emozionato: non so chi troverò dall’altra parte del vetro. Poi si apre la porta e mi sento di nuovo “a casa”, c’è chi ti accoglie con entusiasmo, chi ti evita, chi è troppo depresso o sedato per interagire…ma sono tutti autentici…le loro emozioni sono sempre sincere”. “Le cose nuove ci spaventano. Io ho iniziato il mio servizio in psichiatria con timore, con la buona volontà di aiutare qualcuno. Invece quel qualcuno ha aiutato me a ridimensionare le mie paure e le mie angosce”. “Il mio incontro con l’altro è sempre un’opportunità di mettere a confronto due fragilità, quella del ricoverato, fragile per definizione, e la mia fragilità, spesso mascherata dalla relazione d’aiuto. Le nostre fragilità sono tracce sincere della nostra umanità…non sono carenze ma potenziali che ci aiutano ad accogliere, a incoraggiare, a comprendere”. 

Lo spettacolo è stato impreziosito da molti momenti musicali che si sono alternati alla lettura dei testi. La musica, come sempre, è un mezzo formidabile per suscitare emozioni profonde, per toccare le corde dell’anima. Al termine si è esibito, applauditissimo, il coro della Di.A.Psi. che ha trascinato tutto il pubblico ne “Il mio canto libero” di Battisti, in un toccante momento di partecipazione collettiva.

Lucia Nicoletta – Volontaria AVO Torino