L’ospizio dei trovatelli. Totò e il suo grande amore per i cani

Il cane è tra il bambino e l’angelo” con queste parole il grande attore partenopeo Antonio De Curtis, in  arte Totò, amava definire i cani e il suo grande amore verso di loro.

Forse non tutti sanno che Totò, durante tutta la sua vita, si è preso cura dei cani randagi in tutti i modi in  quanto li riteneva bisognosi di protezione come i bambini; si recava spesso nei vari canili di Roma per stare vicini a loro sia fisicamente sia economicamente.

Totò ha avuto anche sempre dei cani suoi ai quali amava dare dei titoli nobiliari. Ricordiamo, in particolare, il suo pastore alsaziano Dick, un cane poliziotto in pensione che lui aveva adottato e che lui amava definire “il barone“. A lui dedicò anche  una stupenda poesia che racchiude tutto ciò che di bello vedeva nei cani.

Dick

Tengo ‘nu cane ch’è fenomenale,
se chiama “Dick”, ‘o voglio bene assaie.
Si perdere l’avesse? Nun sia maie!
Per me sarebbe un lutto nazionale.

Ll ‘aggio crisciuto comm’a ‘nu guaglione,
cu zucchero, biscotte e papparelle;
ll’aggio tirato su cu ‘e mmullechelle
e ll’aggio dato buona educazione.

Gnorsì, mo è gruosso. E’ quase giuvinotto.
Capisce tutto… Ile manca ‘a parola.
è cane ‘e razza, tene bbona scola,
è lupo alsaziano, è polizziotto…

Chello ca mo ve conto è molto bello.
In casa ha stabilito ‘a gerarchia.
Vo’ bene ‘ a mamma ch’è ‘a signora mia,
e a figliemo isso ‘o tratta da fratello.

‘E me se penza ca lle songo ‘o pate:
si ‘o guardo dinto a ll’uocchiemme capisce,
appizza ‘e rrecchie, corre, m’ubbidisce,
e pe’ fa’ ‘e pressa torna senza fiato.

Ogn’anno, ‘int’a ll’estate, va in amore,
s’appecundrisce e mette ‘o musso sotto.
St’anno s’è ‘nnammurato ‘e na basotta
ca nun ne vo’ sapè: nun è in calore.

Povero Dick, soffre ‘e che manera!
Porta pur’isso mpietto stu dulore:
è cane, si … . ma tene pure ‘o core
e ‘o sango dinto ‘e vvene… vo ‘a mugliera…

Nel 1965, Totò  venne a conoscenza della morte improvvisa di una certa signora Mariani che si occupava di alcuni cani randagi alle porte di Roma, i quali furono momentaneamente presi in cura da un’altra benefattrice, Elide Brigiada, che li portò tutti in un canile in Via di Boccea, sempre alla periferia dell’urbe. Ma i soldi erano pochi e i cani rischiavano di dover essere di nuovo messi in mezzo ad una strada. Ed è così che entra in scena il grande Totò che decise di fondare un suo canile dove ospitò anche questi poveri randagi.

“L’ospizio dei trovatelli” ecco il nome che diede al suo rifugio. Per l’epoca, era un canile modernissimo, per il quale spese una somma ingente, 45 milioni di lire. Venivano raccolti i cani feriti e malati. L’ospizio era dotato di un sistema fognario, un ambulatorio gestito da alcuni veterinari, una cucina e tantissime confortevoli cucce per i suoi trovatelli. Era solito recarsi a trovare i cani e amava parlare con loro, giocare ma soprattutto coccolarli. Anche se la sua malattia agli occhi lo aveva reso quasi completamente cieco, si faceva comunque accompagnare all’ospizio ogni settimana. Si occupò di loro fino al giorno della sua morte che avvenne il 15 aprile del 1967.

Totò oltre ad essere stato un grandissimo artista, è stato sicuramente anche un grande uomo.

Barbara Rossotto

Barbara Rossotto

Articolista e curatrice della rubrica "Animali d'Amare" di Karamellenews.it