Lunga vita a Juno!

Le belle notizie arrivano anche dallo spazio. Un comitato indipendente di esperti in missioni spaziali ha proposto alla Nasa di allungare la vita ad una sonda spaziale che continua a svelarci i misteri di Giove.

La Sonda Juno (Jovian Infrared Auroral Mapper), grazie agli straordinari risultati prodotti e che continua a regalarci, resterà operativa per altri 5 anni. La missione è dedicata all’astronoma italiana Angioletta Corradini scomparsa nel 2011 che collaborò al progetto.

Lanciata nell’agosto 2011, Juno ha raggiunto Giove nel luglio 2016 ponendosi in orbita polare. La fine della missione era stata prevista per la metà del 2021, dopo la conclusione della 34° orbita attorno a Giove. Nel 2020, tuttavia, un team composto da esperti in missioni spaziali guidato da Scott Bolton, principal investigator del progetto, ne aveva proposto l’estensione fino al 2025.

Ora la sonda Nasa effettuerà altre 40 orbite a cadenze bimensili e poi terminerà il suo glorioso lavoro schiantandosi su Giove. Quello che gli scienziati vogliono evitare è che Juno precipiti su uno dei satelliti gioviani perché essa potrebbe contaminarne l’ambiente.

A bordo della sonda sono operativi 5 strumenti, alcuni prodotti in Italia. In particolare JIRAM, che lavora nella banda infrarossa, prodotto da Leonardo. Quest’azienda ha realizzato anche lo strumento guida Automonous Star Tracking (una vera e propria bussola celeste) che ha guidato Juno per circa 3 miliardi di Km verso Giove continuando a mantenerlo nella giusta rotta. Leonardo ha prodotto anche i sensori ospitati a bordo di missioni come Exomars, Copernicus, Galileo, Meteosat-Third, Osiris-Rex e Insight. Lo strumento KaT, è realizzato da Thales Alenia Space e dall’Università romana La Sapienza.

Rivela Luciano Iess dell’Università La Sapienza e Principal Investigator dello strumento KaT: “La struttura interna di Giove è di cruciale importanza per conoscere i processi di formazione del pianeta e del sistema solare, purtroppo, ‘vedere’ all’interno di Giove, oltre lo strato di nubi, è possibile solo misurando forze che attraversano qualsiasi ostacolo, quali appunto la gravità. Questa è la funzione del KaT, lo strumento chiave per determinare la gravità del nucleo e dei vari strati che costituiscono il pianeta, grazie alla misura estremamente accurata delle accelerazioni che Juno subisce passando a distanza ravvicinata da Giove“.

Juno ha inoltre studiato le dinamiche dell’atmosfera, le strutture cicloniche ai poli di Giove e la natura del suo campo magnetico. Le osservazioni riguarderanno anche i Satelliti Ganimede, Io ed Europa (all’interno della quale è presente un oceano che potrebbe ospitare forme di vita) e gli effetti di sollevamento mareale che essi producono su Giove. Altra particolarità di Juno è quella di essere stata la prima missione diretta a Giove che utilizza pannelli solari anziché generatori termoelettrici a radioisotopi per produrre l’energia indispensabile al funzionamento dei suoi strumenti. Ulteriori conoscenze sul gigante gassoso arriveranno dalla missione europea JUICE che verrà lanciata nel 2022. Nel 2030 Juice raggiungerà Giove e i suoi satelliti e per 3 anni raccoglierà dati riguardanti quello che rappresenta un sistema solare in miniatura.

Miro Bertinotti

Foto di Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it