Ma su Giove l’acqua c’è o no?

Il 5 agosto 2011, partiva alla volta di Giove la Sonda Juno.  Dopo un viaggio di 5 anni, nel 2016 si è posta in orbita (della durata di 57 giorni) attorno al gigante gassoso, iniziando di fatto la sua missione. Juno aveva un compito molto importante: analizzare l’atmosfera di Giove e scoprire quanta acqua fosse presente in essa. Le sue sei antenne hanno misurato dallo spazio le temperature alle diverse profondità dell’atmosfera durante i suoi primi 6 fly by attorno a Giove. L’ultimo fly by, il 24°, è avvenuto il 17 febbraio mentre per il prossimo dovremo attendere il 10 aprile.

Il lavoro di Juno è iniziato all’equatore del gigante gassoso, dove l’atmosfera presenta composizione più omogenea. Ora sono iniziate le orbite verso nord per studiare quale sia la variazione in concentrazione di acqua alle differenti latitudini, nonché come si differenzia la circolazione atmosferica gioviana. L’analisi si è spinta ad una profondità di 150 Km dove la pressione è intorni ai 33 Bar. I primi risultati hanno rilevato che l’acqua all’equatore rappresenta lo 0.25% delle molecole componenti l’atmosfera, una concentrazione pari a 3 volte quella solare. Naturalmente l’acqua non dobbiamo immaginarla allo stato liquido, ma scissa nei suoi componenti: Idrogeno e Ossigeno.

Che l’acqua fosse presente su Giove l’aveva già scoperto la sonda Galileo, che nel dicembre 1995, prima di tuffarsi nell’atmosfera del pianeta raggiungendo la profondità di 120 Km, inviò a Terra, durante una trasmissione di 57 minuti rimasta famosa, la conferma della scoperta. Tuttavia la sonda rilevò erroneamente la presenza di acqua in quantità 10 volte minori del previsto e concentrazioni crescenti procedendo verso la profondità. “Abbiamo trovato che l’acqua all’equatore era molta di più di quanto misurato dalla sonda Galileo”, spiega Cheng Li, del team scientifico della missione. “Ma poiché la regione equatoriale è molto particolare su Giove, si dovrà confrontare questo risultato con l’abbondanza d’acqua di altre regioni“. In passato altre sonde, tra le quali le Voyager 1 e 2, rilevando la presenza di fulmini, più potenti di quelli terrestri, nell’atmosfera gioviana, rivelarono indirettamente l’acqua su Giove. I fulmini infatti, si sviluppano in presenza di umidità. I dati sono stati ottenuti combinando le osservazioni tra lo strumento ad infrarossi JIRAM e telescopi terrestri, utilizzando anche la radiazione a microonde perché, a differenza dell’infrarosso, permette di penetrare le spesse nubi di Giove.

Questo è stato il primo pianeta del sistema solare a formarsi e ha inglobato in esso quasi tutto il gas e le polveri che non sono andate a formare il Sole. “Proprio quando pensiamo di aver capito come stanno le cose, Giove ci ricorda che abbiamo ancora molto da imparare”, dice Scott Bolton, principal investigator di Juno presso il Southwest Research Insitute di Sant Antonio. “La sorprendente scoperta di Juno – ovvero, il fatto che l’atmosfera non sia ben miscelata nemmeno sotto le nubi – è un enigma che stiamo ancora cercando di capire. Nessuno avrebbe immaginato che l’acqua potesse essere così variabile in tutto il pianeta”. Lo studio dovrà anche far luce sulla meteorologia gioviana. La notizia è apparsa su Nature Astronomy.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it