Martemoti, ovvero…terremoti su Marte

La crosta della superficie del pianeta rosso presenta geologicamente un mix tra quelle di Terra e Luna. Le immagini inviateci dalle sonde che sorvolano Marte, hanno evidenziato profonde faglie, come quella denominata Cerberus Fossae, lunga 1.600 Km, situata all’interno dell’Elysium Planitiza e avente un’età stimata tra i 5 e 10 milioni di anni. Il sito si trova vicino all’equatore del pianeta. Proprio qui la sonda Nasa Insight, attraverso lo strumento realizzato dall’Agenzia spaziale Francese SEIS, ha individuato la prima zona sismica di Marte.

A maggio e a luglio scorsi, Seis ha registrato due scosse di terremoto di magnitudo 3 e 4. Da allora si sono succedute circa 2 scosse al giorno. Tuttavia, la prima scossa fu registrata già ad aprile scorso e curiosamente accompagnata da un caratteristico suono (a frequenza non udibile dall’orecchio umano) durato circa 1 minuto. Lo strumento Seis è in grado anche di registrare temperatura, velocità del vento, pressione atmosferica e le brezze di Marte. Da allora, altri 100 eventi sismici, accompagnati dalla presenza di vento, sono stati raccolti da Insight, il cui braccio robotico dotato di telecamera, ha immortalato anche la parte video. Nei primi 10 mesi di attività, la sonda marziana ha registrato 174 terremoti in 235 SOL (il giorno marziano, più lungo di quello terrestre di 39’ 35”), 150 dei quali in alta frequenza, come quelli presenti sulla Luna e 24 in bassa frequenza, simili a quelli terrestri. Ecco perché si parla di mix geologico.

Marte non possiede come la Terra una tettonica a zolle, quindi la causa dei “martemoti” va ricercata altrove. Indiziati sono il raffreddamento del pianeta, il fluire di acqua e magna nel sottosuolo o anche la caduta di meteoriti. Lo studio, apparso su Nature Geoscience e Nature Communications, coordinato da Domenico Giardini del politecnico di Zurigo, ha evidenziato tra l’altro che la velocità dell’onda sismica diminuisce sotto la crosta marziana. Questo indica che nel sottosuolo è presente acqua e magma liquido e che potrebbe celare anche sorgenti idrotermali, che sappiamo essere ambienti interessanti per la presenza di vita. Marte si conferma così geologicamente attivo. “Abbiamo finalmente, per la prima volta, stabilito che Marte è un pianeta sismicamente attivo”, ha detto Bruce Banerdt della missione Insight del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, alla rivista Space.com. Katrina Edwards, della University of Southern California, ha scoperto, sui fondali oceanici terrestri a ridosso di faglie attive (dorsali), forme semplici di vita che proliferano in assenza di luce solare ma soltanto grazie al fenomeno del vulcanesimo. Tutto ciò fa pensare che altrettanto possa avvenire su Marte.

Questo studio sarà utile quando su Marte verranno create colonie umane: le fonti geotermiche potrebbero garantire loro l’indispensabile energia. La sismologia planetaria è nata con le missioni lunari Apollo tra il 1969 e il 1977. I 5 sismometri lasciati dagli astronauti sulla Luna hanno infatti registrato migliaia di terremoti. Nicholas Schmerr delll’Università del Maryland, che ha preso parte allo studio, ha dichiarato che questo “ci fornisce il primo reale sguardo sulla struttura interna e sui processi geologici di Marte”. 

Miro Bertinotti

Silva Bos

GIORNALISTA specializzata in Informazione Positiva - Direttore Responsabile di Karamellenews.it