Nata in Sicilia, porta doni ai bimbi del Nord Italia. La storia di Santa Lucia

Anche il personaggio di questa settimana è strettamente legato alle feste che ci preparano al Natale, sia per il fatto che è un portatore di doni come San Nicola che perché, in modo indiretto, ha a che fare con il solstizio. Andiamo alle origini del cristianesimo. A Siracusa viveva una giovane nobile, Lucia, appartenente ad una famiglia Cristiana. Fin da fanciulla si era consacrata a Dio con voto dì verginità anche se, secondo la tradizione del tempo, era stata promessa ad un giovane ne si era invaghito della sua bellezza.

Un giorno si recò, insieme alla madre ammalata, alla tomba della Santa Agata, patrona di Catania, per chiederne la guarigione. Pregò a lungo e con intensità ed ebbe una visione durante la quale Sant’Agata le disse: “Sorella mia Lucia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi ottenere per tua madre? Ecco che, per la tua fede, ella è già guarita! E come per me è beneficata la città di Catania, così per te sarà onorata la città di Siracusa”.

Lucia rivelò alla madre il suo voto e per tre anni, povera, visse per i poveri. Ma il suo pretendente non si rassegnò e, per vendicarsi, denunciò la ragazza al tribunale dell’impero, durante la persecuzione di Diocleziano. Fu arrestata e sottoposta a crudeli supplizi che ella sopportò con grande fede, fino a quando fu uccisa con un colpo di spada. Le sue spoglie furono sepolte nelle catacombe di Siracusa, che dopo quelle Romane, sono le più lunghe. Qui rimasero fino a quando non vi furono le incursioni degli Arabi. Fu portata allora a Costantinopoli e dopo la conquista della città circa furono portate a Venezia, dove, pur avendo cambiato diverse chiese, si trovano ancora.

Viene rappresentata con in mano un piatto o una coppa nella quale ci sono i suoi occhi; questo in riferimento all’etimologia del suo nome che significa Luce o via della Luce ed è diventata la protettrice degli occhi.

Cosa c’entra questa Santa con i doni? In alcune città del nord Italia, è lei che porta i doni ai bambini: la sera precedente il 13 i ragazzi più grandi vanno per le vie della città suonando un campanello per ricordare ai più piccoli di prepararsi alla visita di Santa Lucia andando a letto presto. Vengono poi preparati sul davanzale dei doni per la Santa: arance, biscotti, caffè, vino e fieno o farina gialla per l’asino. Al mattino al posto delle arance ci saranno cioccolato e caramelle e regali nascosti nelle stanze.

Sarausana jé – è Siracusana” è il grido che i portatori della Statua lanciano ad un certo punto della processione, per sottolineare l’orgoglio di aver dato i natali a una così grande donna. Vengono confezionati dei pani votivi a forma di occhi e la cuccìa (grano cotto condito con la ricotta, con il miele o con il vino cotto).

Nei paesi nordici, la mattina di Santa Lucia, le fanciulle si vestono con un vestito lungo bianco, una fascia azzurra in vita, una candela in mano e una coroncina di candele elettriche sul capo e vanno per le vie distribuendo biscotti di zenzero e brioche allo zafferano. Nelle zone dove il sole non si vede per quasi due mesi, questa festa è il trionfo della luce.

Questa festa fu iniziata dalle famiglie dell’aristocrazia nel 700 e toccava alla figlia maggiore vestire i panni di Santa Lucia e servire la colazione ai genitori.

Oggi ogni città sceglie la sua Santa Lucia attraverso le ti locali che pubblicizzano i candidati che poi devono esibirsi nei supermercati, negli ospedali, nelle scuole e tutti posso essere eletti, anche un bambino o un uomo o una persona di altre etnie.

Ma perché il proverbio cita: Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia? Appuntamento alla prossima puntata quando parleremo delle feste del Solstizio di inverno.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it