Nature: 150 anni e non sentirli

Quante volte, nelle pagine di questa rubrica, abbiamo citato come fonte di quanto affermato, la prestigiosissima rivista scientifica “Nature”. Tante, tantissime volte. Oggi la chiamiamo in causa per farle  … gli auguri per i suoi 150 anni di vita. Un traguardo raggiunto attraverso un percorso che l’ha vista protagonista nella divulgazione dei risultati più importanti raggiunti dalla scienza: dalla doppia elica del DNA alle scoperte del buco dell’ozono, dei raggi X e della fissione nucleare. E poi ancora l’identificazione del primo pianeta extrasolare e gli studi relativi al clima. Eccola, la rivista scientifica internazionale, l’unica a pubblicare ancora articoli originali relativi a tutte le discipline scientifiche.  Comparire con un articolo su Nature, rappresenta per un ricercatore il massimo del prestigio.

Nature nasce in Inghilterra in piena rivoluzione industriale. Il primo numero esce il 4 novembre 1869; l’editore, Alexander Macmillan, è lo stesso di Carroll e Kipling. La rivista vede la luce in un periodo di grande interesse per le scienze dove Charles Darwin si è appena fatto conoscere per i suoi studi sulla teoria dell’evoluzione delle specie (1859). Questo è tuttavia un tempo nel quale molte altre riviste scientifiche sorgono e scompaiono velocemente. Sarà Nature a ricevere la loro eredità con quel nome derivato da un verso del poeta William Wordsworth: “To the solid ground of nature trust the mind that builds for aye”.

Il giorno 4 novembre 2019 è stato pubblicato il numero che celebra i 150 anni della rivista. Il massimo dell’espansione Nature l’ha ottenuta negli anni ’80 quando nacquero riviste sorelle dedicate a specifiche discipline.  Inoltre, con SCIENCE e PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), Nature assicura ai lettori quanto di meglio viene pubblicato in tutte le discipline scientifiche. “L’importanza di Nature non si discute. Sulle sue pagine sono state pubblicate tra le più importanti scoperte della storia della scienza ed è inoltre stata antesignana nell’aprire riviste sorelle, cioè riviste dello stesso marchio più specializzate in alcuni settori, come Nature Genetics”, ha dichiarato Andrea Ballabio, direttore dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli. “Certo, sul sistema di valutazione degli articoli con revisione fra pari, o peer-review, ci sarebbero da fare delle modifiche, perché non è mai cambiato nel tempo”.

Oggi Nature ha sedi in diverse città del mondo quali: Londra, New York, Boston, San Francisco, Monaco, Washington, Hong Kong e Parigi. E in Italia? Vi lascio con la dichiarazione della senatrice Elena Cattaneo, ricercatrice di Milano e fra le maggiori esperte di cellule staminali: “In Italia avremmo bisogno di una voce simile: penso al brand Nature declinato, così come è stato per Nature China, per dare autorevolezza alle discussioni nelle quali naufraghiamo in Italia, come quelle sui vaccini. Quello di Nature è un brand indipendente, che può aiutare a livello sociale e politico a mettere in evidenza il dibattito pubblico in un Paese, come l’Italia, in cui si mettono sullo stesso piano santoni e scienziati”.

Miro Bertinotti

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Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it