Nausicaa nella Valle del Vento

La poetica di Miyazaki riletta con le “lenti del Coronavuris”.

Siamo in futuro senza tempo (Mille anni dopo i 7 giorni di fuoco), la Terra è diventato un ambiente ostile, occupato per lo più da una Foresta (Mar Marcio) abitata da enormi insetti e da una flora che rilascia sostanze tossiche e mortali per gli Esseri umani.

I pochi popoli rimasti continuano incessantemente a combattere tra di loro, cercando invano una soluzione per contrastare l’influsso malefico del Mar Marcio.

Questa è la cornice di contesto in cui si svolge la vicenda di “Nausicaa nella valle del vento”, lungometraggio di animazione prodotto dallo Studio Ghibli nel 1984 considerato uno dei capolavori del maestro Hayao Miyazaki.

Nausicaa, la Principessa della Valle del Vento, è una giovane donna determinata e coraggiosa che crede nel rispetto di ogni forma di vita: è difatti dotata della capacità di comunicare con gli animali e con le piante, e questa sua capacità risulta fortemente in contrasto con l’ottusità della maggior parte dell’umanità, troppo impegnata nella ricerca di armi di distruzione di massa.

Vive in un tempo in cui la Natura è furiosa e l’Umanità corrotta dalla violenza.

Nausicaa riuscirà a condurre la gente del Proprio mondo non con la violenza, nè con l’egoismo, bensì portando avanti con passione un Messaggio di solidarietà Universale e di convivenza pacifica.

La Natura, anche con i suoi aspetti pericolosi e distruttivi, viene considerata come un sistema unico, nel quale le lotte acerrime e la prevaricazione non portano alla Vittora di alcuni, bensì alla sconfitta di tutti.

In questo particolare momento storico, forse, Nausicaa potrebbe insegnarci qualcosa di importante, qualcosa che riguarda il considerare il proprio agire individuale come un “gesto collettivo”, le cui conseguenze ricadono su tutti gli altri, e su tutto il Pianeta.

a cura del Dott. Davide Canepa, Psicologo e Psicoterapeuta – Family C.A.R.e