Osservare il Sole per scoprire la Terra 2.0

E’ possibile andare alla ricerca di una Terra 2.0 passando attraverso lo studio del Sole?

E’ l’obiettivo che si sta proponendo un team internazionale che fa capo ad INAF, Harward Smithsonian Center For Astrophisics e Università di Ginevra e che ha pubblicato un catalogo con i risultati della ricerca.  Ancora una volta, per scoprire pianeti extrasolari, è stato utilizzato il metodo delle “Velocità Radiali”, lo stesso che ha permesso a Michel Mayor e Didier Queloz (insigniti del Nobel 2019), di scoprire il primo esopianeta 25 anni fa.

Il Sole appartiene ad una tipologia di astri molto diffusa nella nostra galassia. Studiare il suo comportamento dovrebbe quindi aiutare gli astronomi nella ricerca di pianeti simili al nostro. Questo sta facendo il team internazionale utilizzando lo strumento Harps-N che 5 anni è stato collegato al Low-Cost Solar Telescope presso il TNG (Telescopio Nazionale Galileo) posto alle Canarie. Rivela Ennio Porretti (INAF): “L’accoppiata HARPS-N e LCST rende il Telescopio Nazionale Galileo una struttura che opera non solo ogni notte, ma anche tutti i giorni dell’anno”, producendo un flusso di dati davvero continuo verso la comunità scientifica mondiale”.

Ma perché è così importante studiare la nostra stella per scoprire nuovi mondi? La superficie del Sole viene continuamente sconvolta da esplosioni di sacche gassose che ne modificano la natura. Il fenomeno produce forti perturbazioni sul suo campo magnetico (legato alla presenza delle macchie solari che seguono un ciclo di circa 11 anni) che sono in grado di modificare l’emissione della luce irradiata dalla nostra stella. La forte attrazione gravitazionale che viene generata, perturba tale emissione. Essendo il metodo delle velocità radiali basato sulla rilevazione della variazione di questo parametro, le osservazioni risulterebbero inesatte. Conoscendo invece come agiscono le perturbazioni, sarebbe possibile ottenere valori più vicino al reale. E’ importante sottolineare che i disturbi legati al comportamento del Sole, rischiano di vanificare anche i lavoro dei grandi e costosi telescopi che cercano i pianeti extrasolari. Riguardo ai risultati ottenuti, conclude Xavier Dumusque, dell’Università di Ginevra: “Si tratta di un insieme di dati senza precedenti in termini di precisione e dimensione del campione“. “Sono convinto che aiuteranno nel difficile percorso verso la scoperta della Terra 2.0“.

Il futuro ci riserverà senza dubbio delle sorprese. Nel frattempo però dovremmo cercare di rispettare un po’ di più la Terra 1, l’unica che, almeno per ora, abitiamo.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it