Prendere il largo nel grande mare della vita adulta

Nel 1366, quando il cardinal Nicola Capocci lo fece edificare a Corciano, sulle colline che guardano Perugia, volle che fosse un «sontuoso monastero e una nobilissima chiesa». Oggi di proprietà del Seminario arcivescovile, l’Abbazia giovane di Montemorcino è un circolo Anspi affiliato allo zonale di Perugia Città della Pieve e svolge attività di promozione sociale in collaborazione col Coordinamento oratori perugini e l’Ufficio diocesano di pastorale giovanile promuovendo esperienze di fraternità, aggregazione e inclusione sociale. Nel 2018 il progetto Duc in altum ha vinto il bando di Idee welfare 2018 lanciato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia.

Desiderio di cammino. Duc in altum è l’invito di Gesù a Pietro perché con la sua barca prenda il largo e getti ancora le reti. Un’immagine evangelica che Giovanni Paolo II pose in apertura della Novo millennio ineunte, la lettera apostolica al termine del Grande giubileo (6 gennaio 2001). Il progetto permetterà a una classe delle scuole secondarie di vivere una settimana nel villaggio educante dell’abbazia insieme ai propri docenti e a un’équipe di educatori e tutor, supportati da specialisti del settore, in un ambiente di relazioni positive e informali, con esperienze di studio, gioco e conoscenza della realtà lavorativa del territorio. L’obiettivo è di finalizzare a rafforzare la propria motivazione, la consapevolezza e l’autostima verso una piena realizzazione di vita. L’idea iniziale era di intitolare il progetto Gite al futuro come nuova forma di accompagnamento alla crescita e significativa occasione di vivere il territorio. Poi è prevalso Duc in altum perché in modo più pieno corrisponde allo stimolo del lasciarsi coinvolgere nella novità dell’incontro. Un progetto che raccoglie le istanze del Sinodo dei giovani per un servizio che sia di accompagnamento all’adultità trovando il proprio posto nella società. Come spiega il presidente dell’Abbazia giovane di Montemorcino, don Luca Delunghi «qui non vogliamo somministrare cure ma vivere la relazione. Dalle settimane residenziali non dobbiamo aspettarci di dare risposte lavorative, di proporre soluzioni univoche, di presumere di conoscere l’infinito mistero del cuore di ogni ragazzo. Dobbiamo invece pretendere di instaurare una relazione, di offrire un’esperienza, di attivare una comunità, di risvegliare il desiderio e il cammino di crescita condivisa, proprio perché sia la comunità territoriale alla fine a prendersi in carico un’idea sperimentata e a quel punto replicabile a favore delle giovani generazioni».

Tra i primi passi mossi dai responsabili del progetto c’è stata la strutturazione d’una cabina di regia per attivare e gestire la rete con le aziende e le scuole del territorio. Si è poi dato vita a una nuova forma comunicativa attraverso cui i social collaborano alla divulgazione e il sito (www.abbaziagiovane.it), graficamente rinnovato e collegato ad Anspi, sia l’archivio storico di tutte le iniziative e le azioni progettuali. Oltre ad Anspi Umbria e Anspi Perugia Città della Pieve, partner del progetto sono la diocesi, Pepita onlus, il Consorzio Francesco’s ways, Perugia per i giovani onlus, il Progetto Policoro e il Dipartimento giustizia minorile per la Toscana e l’Umbria del ministero della Giustizia, oltre a varie scuole del circondario.

Simone Cistellini