Primavera: nel 2019 in anticipo di qualche ora

Marzo è matto.
Ormai che si è fatto questo nome,
chi glielo leva più?
Eppure vorrei vedere un altro al posto suo,
così a cavalcioni fra inverno ed estate
fra caldo e freddo,
e, da una parte, lo tira il vento di febbraio,
dall’altra, il cielo d’aprile gli fa l’occhiolino.
E quel povero marzo corre di qui e di là,
aiuta le gemme a schiudersi
spazza il cielo dalle nuvole,
si da da fare da tutte le parti…
Si capisce che qualche volta,
gli vengono le bizze e fa il matto.
Troppe esigenze per questo povero mese!

Così canta Giovanni Pascoli..e guardando fuori dalla finestra è proprio così.

Ma Marzo è il mese della primavera, di quel periodo dell’anno a cavallo tra l’inverno e l’estate, in cui la terra raggiunge l’equinozio e nel nostro emisfero le giornate si fanno via via più lunghe e più tiepide, la natura ricomincia a vivere e insieme anche il nostro umore.

Anche se quest’anno la Primavera inizierà il 20 marzo alle 21.58 (il perché chiedetelo al nostro astrofilo Miro…), il 21 marzo è riconosciuto come il primo giorno di primavera.

Prima della riforma del Calendario liturgico, il 21 marzo era la festa di San Benedetto da cui il proverbio “San Benedetto la rondine sotto il tetto” anche se poi si diceva anche “una rondine non fa primavera”.

I cambiamenti climatici ci costringono oggi a fare i conti con inverni meno freddi, primavere senza pioggia estati assolate, per cui anche quest’anno gli alberi hanno iniziato a riempiersi di gemme già dalla fine di febbraio e il biancospino è in piena fioritura.

L’arrivo della primavera è comunque atteso come il tempo della rinascita, del ritorno alla vita. Del resto, anche la Pasqua ebraica, memoriale della liberazione degli ebrei dalla schiavitú d’ Egitto, raccoglie in se le feste primaverili degli azimi e della benedizione degli agnelli.

La festa di primavera più lontana nel tempo sembra essere quella di “Sham El Nessim”, le cui origini risalirebbero addirittura a 4700 anni fa; vuol dire “fiutare il vento” e allude a qualcosa che cambia ed è in continuo divenire. Si trattava di una festa celebrata nell’antico Egitto, che in epoca faraonica accertata rappresentava una ricorrenza legata all’agricoltura, i cui rituali influenzarono molto la Pasqua ebraica, confluendo, in maniera indiretta, finanche nel Cristianesimo. Secondo quanto tramanda Plutarco, durante questa festa, gli Egizi onoravano l’intero Pantheon divino, offrendo ai loro dèi pesce salato, lattuga, cipolle e uova. Da notare come l’uovo sia stato, fin dall’antichità, simbolo universale della rinascita cosmica, non a caso rimaneggiato nella tradizione pasquale cristiana, come simbolo della resurrezione di Cristo. Anticamente le uova indicavano il mitico uccello Fenice, che deponeva uova ed era al tempo stesso uovo cosmico. La leggenda racconta, a tale proposito, che l’Uccello di fuoco, prima di morire, preparava un nido in forma d’uovo, adagiandosi al centro del nido e lasciandosi incenerire dai raggi del sole. Dalle ceneri sorgeva poi l’uovo dal quale la Fenice prendeva vita. E’ chiaro che si trattava di un mito tendente ad indicare la Luce del mondo, ossia l’amore universale in grado di generare ogni cosa.

(Continua)

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it