Prisma, il satellite italiano che sorveglia la Terra

Quando parliamo di satelliti pensiamo subito a strumenti che dallo spazio osservano il cosmo. Questa volta invece ci occuperemo di una sonda che dallo spazio, ad una distanza di 620 Km, guarda il nostro pianeta. Prisma (Precursore Iperspettrale della Missione Appilicativa), questo il nome del satellite, è stato progettato e realizzato interamente in Italia per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana ASI. Lanciato a metà marzo 2019 dalla base di Kourou nella Guyana francese, il satellite è stato portato in orbita da un razzo Vega, anch’esso italiano per il 70% (assemblato alla Avio di Colleferro).

La innovativa strumentazione di Prisma è stata prodotta in Italia dalla OHB Italia di Milano. Lo strumento principale, il Sensore Iperspettrale è stato costruito dalla Leonardo settore elettrottico di Campi Bisenzio e permetterà di mappare tutta la terra, lavorando in modalità Pushbroom (scansione spazzolata), producendo più di 200 immagini per ogni acquisizione. In pratica Prisma studierà le immagini della Terra riflesse dalla radiazione solare, suddividendo la parte cromatica e infrarossa mediante un prisma in 240 bande spettrali differenti. Ancora una volta, è la luce a darci informazioni su ciò che osserviamo. Il tutto con una risoluzione di soli 5 metri, mappando tutta la Terra in 14 giorni.

Ma cosa ci dirà Prisma riguardo al nostro Pianeta? Ecco la buona notizia: ci informerà, ad esempio, sulla salute di mari, coste, laghi e ghiacciai. Sulla qualità dell’aria che respiriamo, presenza di coperture contenenti amianto, presenza di discariche abusive, lo stato di foreste, fiumi e campi coltivati, giungendo a suggerire l’alternanza delle colture da effettuarsi. Ancora, avremo monitoraggi sul livello di inquinamento atmosferico e lo studio dei processi ambientali (cambiamenti climatici compresi). Straordinaria sarà la capacità di Prisma di informarci preventivamente sui rischi di catastrofi naturali (ad esempio dissesti idrogeologici), permettendo di organizzare un rapido intervento. E molto ancora, incluso un utilizzo militare, ad esempio per l’individuazione di campi minati o di strutture nascoste. “Ogni sostanza ha un’impronta spettrale, e con Prisma potremo riconoscere praticamente tutto: minerali, vegetali, gas, liquidi, materiali naturali e artificiali” afferma il responsabile dei sistemi elettrottici di Leonardo Enrico Suetta. Non male come buona notizia vero?

La sonda italiana, viaggerà a 27.000Km/h monitorando 200.000 Km di terreno al giorno, passando sullo stesso punto ogni 4 giorni ed eseguendo una scansione larga 30 Km. Realizzata in dieci anni e costata 126 milioni di Euro, produrrà per le aziende interessante una notevole ricaduta. Ricordo che dalle missioni spaziali, il ricavo è pari a 3-8 Euro ogni 1 investito (seconda buona notizia!). Prisma si aggiunge alle sonde Sentinel 3A e 3B del programma europeo Copernicus e sarà seguita da un’altra simile tra un anno circa. Il controllo di Prisma è fornito da Telespazio, centro ASI di Matera.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it