Pulizie di Primavera? Un ricordo ancestrale degli antichi riti

Anche questa settimana ci soffermiamo sulla Primavera e sulle feste dell’equinozio, che ovunque, nel mondo e nel tempo, acquistano il significato di ritorno alla vita.

Abbiamo ricordato che la festa di primavera più lontana nel tempo sembra essere quella di “Sham El Nessim”; un’altra festa altrettanto antica è il Nawruz (o Nowruz), una remota festa popolare che viene celebrata il 21 marzo nella striscia di paesi dell’Asia centrale che arriva fino alla Turchia e ai Balcani. Iran, Afghanistan, India, Azerbaigian, Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Turkmenistan. Ma anche presso le comunità persiane in Iraq e in Pakistan. I popoli asiatici festeggiano il primo giorno di primavera che coincide col nuovo anno nel calendario persiano e la rinascita della natura attraverso l’evocazione della figura mitologica di Jamshid, il re dell’Iran, e la messa in scena di storie e leggende.

I modi di festeggiare questa ricorrenza variano da Paese a Paese ma protagonisti sono soprattutto i bambini, che sono chiamati ad esprimere la loro creatività colorando strade, case e anche le uova che ritornano ovunque come simbolo di rinascita. Inoltre si accendono candele fuori dalle case e si fanno giochi e balli tradizionali. Anche le donne hanno un ruolo fondamentale mantenendo vive le tradizioni e le usanze.La festa abbraccia valori universali come la pace e la solidarietà tra famiglie e generazioni. Contribuisce alla salvaguardia delle diversità culturali, promuove il rispetto e l’amicizia tra persone e comunità. Per questi motivi, nel 2009 il Nawruz è stato inserito nella lista dell’Unesco dei Patrimoni orali e immateriale dell’umanità.

In Germania e nel Regno Unito, i termini per indicare la Pasqua (Oster in tedesco ed Easter in inglese) pare che provengano dal nome di una divinità norrena Eostre, che rappresentava la personificazione della primavera. Attualmente rimane in quei Paesi la tradizione del coniglio pasquale e delle uova dipinte: sembra che il coniglio e la lepre fossero proprio sacri alla dea Eostre e che, nel giorno dell’equinozio di primavera, a lei si usasse offrire uova di serpente dipinte con i pochi mezzi a disposizione in quell’epoca.

Nell’antica Roma, per l’equinozio di primavera, si celebravano le feste di Attis e di Cibele.  Secondo una leggenda tra le più diffuse, il giovane Attis si sarebbe tolto la vita per le tormentate vicende amorose e sarebbe tornato in vita dopo tre giorni. In ogni caso Cibele, identificata come la dea della Terra, istituì una cerimonia funebre che si sarebbe protratta dal 15 al 28 marzo, dando inizio al nuovo anno. Le cerimonie servivano a ricordare i misteri della vita e della morte che si alternano. Con l’evolversi dei costumi, queste feste si colorarono di aspetti orgiastici ed estatici, con danze frenetiche al ritmo dei tamburi.

Di questi riti, rimane un’evidente traccia nella “Tarantella”, tipica danza popolare napoletana, ed in altre più o meno simili dell’Italia meridionale, dove si utilizza il cosiddetto “tamburello”, antico simbolo di Cibele.

I Misteri Eleusi rimangono, però, i rituali più significativi dell’Antichità con cui si celebrava l’alternarsi di vita e morte. Erano celebrati in onore di Demetra nell’antica città di Eleusi, non lontano da Atene. La figlia di Demetra, Persefone (la romana Proserpina) era stata rapita da Ade, re degli inferi e viveva con lui per sei mesi e poi per altri sei tornava dalla madre; al suo arrivo tutta la natura si risvegliava e si riempiva di colori. Rappresentava il ciclo della natura

Al rituale partecipava l’intera popolazione, con una processione durante la quale si agitavano le palme e si accompagnava la statua di Persefone fino al Tempio, dove la ragazza si sarebbe ricongiunta con la madre. Demetra, felice di poter riabbracciare la figlia, avrebbe nuovamente fecondato la terra e svegliato gli animali dal letargo. Alcune tracce dei rituali connessi ai Misteri eleusini possono essere individuate nei cosiddetti “Misteri” del giovedì e del venerdì santo nella zona geografica del Salento, quando uomini scalzi incappucciati detti “Pappamusci”, allestiscono le chiese con cestini di grano giallo, riccamente decorati chiamati “i piatti”. I “Pappamusci” girano di sepolcro in sepolcro come penitenti e guardiani allo stesso tempo, ma rappresentano anche gli iniziati ai misteri della morte e della risurrezione. E’ sintomatico che la celebrazione religiosa dei “Pappamusci” venga proprio denominata “I Misteri”, compresa la processione della Via Crucis, che, a parte il significato di memoriale del processo e della morte di Cristo, potrebbe sottolineare il misterioso percorso che l’anima compie per giungere a Dio.

Oggi rimangono tracce qua e là delle antiche feste, ma sicuramente tanti fanno le pulizie di primavera…senza sapere che questo ripulire, rinnovare, arieggiare è un ricordo ancestrale degli antichi riti.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it