Sant’Ampelio: tra Mediterraneo, palme e viti, alle origini delle tradizioni

Percorrendola statale Aurelia per rifarsi a Ventimiglia, si incontra uno degli scorci più suggestivi dell’estremo ponente, Capo Sant’Ampelio, sul quale sorge l’omonima chiesetta. E’ il capo più a sud della Liguria, dal quale, incerti giorni dell’inverno, si può assistere all’alba e al tramonto del sole dal mare. Il capo è roccioso ma alquanto piacevole per prendere il solo d’estate o contemplare il mare e respirare il salino nelle altre stagioni. Conosciuto da tutti i turisti, è amato dai bordigotti, perché lì giunse il Santo Eremita che diede il nome alla zona: Sant’Ampelio.

Le origini di questo Santo risalgono al IV secolo nella Tebaide (zona dell’Egitto con capitale Tebe). Fu fabbro ferraio ma ben presto si ritirò alla vita di eremita; in quel periodo in quella zona furono molti gli anacoreti, basti pensare a Sant’Antonio Abate o San Pacomio a cui si fa risalire l’origine della vita cenobitica, fondata sulla comunità.

Come sia giunto a Bordighera non è chiaro, forse intorno al 411, e qui visse continuando ad esercitare la professione di fabbro ferraio e di anacoreta, fino al 428 data della sua morte.

Prese dimora tra gli scogli che da lui presero il nome e dove ora sorge una incantevole chiesetta che Nino Lamboglia ha definito “un palinsesto di dieci secoli di storia”. L’edificio presenta infatti diverse fasi costruttive: un nucleo protoromanico dell’XI secolo, rappresentato dalla cripta a due absidi; una fase tardoromanica (XII-XIII secolo); una fase tardomedievale (XIV-XV secolo); una fase seicentesca; ampliamenti del XIX secolo e successivi restauri. La cripta biabsidata, dotata di feritoie basse e inclinate, conserva un blocco squadrato di pietra della Turbie (la rocca che domina il Principato di Monaco). Questa pietra, secondo la leggenda, sarebbe stata il povero e scomodissimo “letto del santo”, dove Ampelio si addormentò il 5 ottobre del 428. Nel 1964 la Chiesa subì un incendio e quindi fu completamente restaura. I resti mortali del Santo rimasero nella grotta fino al 1140, poi. Furono ceduti a Genova come riscatto per i prigionieri che la città aveva fatto quando il Conte di Ventimiglia le si era ribellato. Siccome il Santo era molto amato dai cittadini, le sue spoglie rimasero a Sanremo fino al 1258 nella chiesa di Santo Stefano. Poi però l’arcivescovo di Genova, Gualtiero dei signori di Vezzano, in seguito ad una permuta con il monastero dei benedettini, ottiene da questi la chiesa di Santo Stefano del Castello di San Romolo e le reliquie vengono portate a Genova. “Ritornò” a Bordighera il 16 Agosto 1947. Fu accolto con solenni festeggiamenti ed ora riposa nella Chiesa di Santa Maria Maddalena in Bordighera alta.

Nel periodo di tempo che visse a Bordighera, oltre a svolgere il suo mestiere, dispensava consigli a chi si rivolgeva a lui ed era molto abile nel districare controversie.

È considerato Patrono della città anche perché, secondo la leggenda, fu lui che portò i semi della palma Phoenix dactylifera, per cui Bordighera è diventata la città delle palme.

C’è, infine, un eletto particolarmente interessante che riscontriamo nel nome di questo Santo. Molti storici sostengono che il nome Ampelio derivi dal greco ampeloterapia, che significa vite e che quindi siano giunte qui, dalla vicina Marsiglia, grande porto greco, le piante della vite che poi si diffusero in tutta l’Italia del nord. Un tipo di cultura diverso da quello che si praticava nell’Italia Centrale che veniva definito “ad alberello” perché la vite si arrampicava sugli alberi. I Greci, invece la coltivavano con i paletti che ritroviamo nella vicina Provenza oltre che nel Piemonte e, oggi, tutta Italia. Quel paletto che i greci chiamavano con un termine che esiste ancora nel nostro dialetto per indicare i pali: “scarasse”.

Qui termina il nostro viaggio con Sant’Ampelio, una figura che ci porta in giro per il mediterraneo, tra palme e viti, alle origini delle nostre tradizioni. Dimenticavo: Sant’Ampelio si ricorda il 14 Maggio con feste sacre e profane.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it