Santuario Pelagos dei cetacei: si del FAI al progetto Tethys

Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) e Intesa San Paolo hanno premiato un’iniziativa legata alla valorizzazione dello straordinario patrimonio rappresentato dal Santuario Pelagos. Il progetto è stato presentato dalla dottoressa Sabina Airoldi, direttore di ricerca dell’Istituto Tethys onlus, un’organizzazione senza fini di lucro nato nel 1986 e dedicata alla conservazione dei grandi vertebrati marini e dell’ambiente del Mediterraneo. “Si tratta – spiega entusiasta la coordinatrice – di un progetto che durerà un anno, da gennaio a dicembre 2018, e che ha il triplice scopo di:

Sensibilizzare – Far sapere a diverse tipologie di utenti del mare che nel Santuario Pelagos e zone contigue vivono 8 diverse specie di cetacei, fornendo informazioni e i pericoli che le minacciano. Consentire di riconoscere in mare le diverse specie mediante disegni, immagini fotografiche e profili di emersione. Per il raggiungimento di questo verrà distribuito materiale informativo in circa 500 fra porti e marine dalla Liguria alla Sicilia, che contano un totale di circa 50.000 posti barca. Si stima così di raggiungere e quindi sensibilizzare oltre 200.000 persone.

Ridurre il disturbo – Al fine di minimizzare durante gli avvistamenti il disturbo provocato ai cetacei dalle imbarcazioni di diportisti, pescatori ed altri utenti del mare verrà divulgato il codice di condotta, redatto da ACCOBAMS e adottato dal Santuario Pelagos, spiegando come ci si deve comportare in presenza degli animali.

Coinvolgere – Coinvolgere in prima persona i diversi fruitori del mare in una campagna di citizen science, proponendo loro di contribuire attivamente alla ricerca e alla conservazione dei cetacei attraverso la segnalazione di eventuali avvistamenti delle 8 specie presenti in Mediterraneo. Tale segnalazione verrà effettuata attraverso la compilazione di un apposito modulo disponibile online nelle pagine dedicate al progetto“.

Particolare attenzione verrà riservata al grampo, un delfinide che da tre anni è praticamente scomparso dal Santuario, o almeno dalla sua porzione italiana, attraverso una sezione dedicata denominata Alla ricerca del delfino perduto“. Il modulo permetterà di fornire tutte le informazioni necessarie per segnalare l’avvistamento (data, ora, posizione, numero di animali, presenza di piccoli) ed anche di identificare con certezza la specie allegando immagini fotografiche. Tutte le segnalazioni e le immagini inviate confluiranno in un database gestito dall’Istituto Tethys e i dati relativi agli avvistamenti verranno successivamente analizzati. Verranno inoltre prodotte delle mappe di distribuzione delle diverse specie che potranno essere visualizzate e scaricate da chiunque.

Il Santuario Pelagos – prosegue la dottoressa Airoldiè un patrimonio incredibile, una riserva da preservare: il bacino Corso-ligure-provenzale è un’area marina protetta compreso tra la Liguria e la Provenza, il Santuario Pelagos si estende a sud fino al lato settentrionale della Sardegna, est fino oltre l’Argentario, e a ovest fino alla penisola di Giens in Francia; ha un’estensione di 87.500 km quadrati ed è stato istituito per proteggere in primo luogo la sua fauna più delicata e rappresentativa, quella dei cetacei (balene e delfini), ma necessariamente anche tutto il resto dell’ecosistema, dal fitoplancton ai pesci. Ospita tutte le specie regolari del Mediterraneo, otto in tutto: le balenottere comuni, i capodogli, gli zifii, i globicefali, i grampi, i tursiopi, le stenelle striate e i rari delfini comuni. Fra tutte, le stenelle striate, le balenottere comuni, e i capodogli sono le specie più spesso avvistate”

Il Santuario non è né un parco marino costiero, né solo un tratto di mare aperto, bensì contiene molti e diversi habitat, che si susseguono dalla riva fino ai fondali di oltre 2500 metri. E non è tutto: il Santuario ha anche un’altra peculiarità più unica che rara: non è né esclusivamente italiano, né francese, ma è frutto dell’accordo di tre diverse nazioni, Italia Francia e Principato di Monaco. In realtà è solo da pochi decenni che i ricercatori si sono resi conto che  la parte nord-occidentale del Mediterraneo, costituisce un patrimonio naturalistico di enorme valore, tanto da meritare una protezione speciale.

E’ se è vero, com’è vero, che l’intelligenza dei cetacei è sorprendente, queste creature probabilmente di noi pensano che “non sono tutti uguali, questi umani molti sono alquanto fastidiosi, fanno un rumore insopportabile con le loro barche, buttano plastica in mare, abbandonano reti che uccidono tutto quello che passa…Altri invece le osservano, curiosi, danno loro dei nomi ed esultano quando, dopo un anno – o anche dopo molti anni – si accorgono che qualcuna è la stessa che avevano già fotografato, o che ne hanno registrato la voce, o che un’altra ha avuto un piccolo. Dicono che vogliono conoscerle per proteggerle… È un mare bellissimo,  su questo concordano balene e umani. Certo è pieno di insidie e il futuro è incerto… Ma gli umani – quelli che vogliono che anche i loro figli e nipoti possano conoscere il mare e i suoi abitanti – lo hanno chiamato: “Il Santuario dei Cetacei”.

Alessandra Camia

 

Alessandra Camia

Articolista & Responsabile amministrativo di Karamellenews.it