Scoperta antica lettera di Galileo Galilei: “scienza libera dalla religione”

E’ possibile fare una scoperta importante standosene tranquillamente seduti al computer? Magari sfogliando in rete un catalogo d’archivio della prestigiosa Royal Society di Londra? Ebbene, pare proprio si. Qualche mese fa Salvatore Ricciardo, ricercatore presso l’Università di Bergamo, visionando on line alcuni documenti custoditi nell’archivio della Royal Society alla ricerca di documenti riguardanti Galileo Galilei, si è imbattuto in una lettera autografa dello scienziato pisano.

La lettera, inviata da Galilei a Padre Benedetto Castelli, è datata dicembre 1613 ma in calce è riporta quella di ottobre 1613. Questa potrebbe essere considerata una stranezza se non fosse per le numerose ed importanti postille inserite a lato del documento. Proprio queste note rendono unica la lettera e vedremo il perché.

Il documento in questione era stato diffuso in molteplici copie, molte delle quali andate perdute, mentre altre sono state ritrovate. Una di queste è custodita presso l’Archivio Segreto Vaticano. Lo scritto, rappresenta il primo manifesto che esprime come la libera scienza debba essere svincolata dalla religione, riprendendo gli insegnamenti di San Tommaso e di Sant’Agostino. A tal proposito, il Cardinale Cesare Baronio, coevo di Galileo, dichiarava che La Bibbia ci indica come si va in cielo, piuttosto di come sia fatto il cielo.  La lettera dei musei Vaticani però non contiene alcuna postilla.  Si tratta quindi di una copia e si sa che venne portata a Roma, nel febbraio del 1615, dal domenicano Niccolò Lorini, affinché venisse esaminata dal Tribunale dell’Inquisizione (lo stesso che condanno nel 1616 le opere di Copernico).

E qui nasce un giallo storico (che potremmo definire Cold Case): nella lettera rinvenuta a Londra, Galileo aggiunge le numerose postille al fine di mitigare le espressioni, spesso forti, contenute nel documento, riguardo al rapporto scienza-teologia. In altre parole, divulgare un documento più “Soft” rispetto alla prima stesura. Questa copia venne inviata da Galileo a Pietro Dini nel 1625. Subito si era creduto che fosse lo stesso Lorini ad aver manipolato il documento, scritto da Galileo, per rendere questi più debole davanti alle accuse dell’Inquisizione. Ma il testo, dichiarato autografo da esperti quali Michele Camerota, direttore della Rivista galileiana, Patrizia Ruffo e Paolo Galluzzi, della Biblioteca Internazionale Galileiana, e da Franco Giudice, docente presso l’Università di Bergamo e supervisore della ricerca, confermano che l’autore aveva aggiunto, successivamente alla prima stesura, le postille ai lati della lettera londinese. Il Lorini ne esce quindi assolto con formula piena.

Ma come è finita a Londra la lettera di Galilei? Si sa per certo che nel XVII secolo, tra la Toscana e l’Inghilterra gli scambi di notizie in ambito scientifico erano frequenti. Galilei, uomo di indubbia fede, desiderava far conoscere a tutti le sue scoperte ed aveva svolto studi durati due decenni prima di formulare la tesi della rotazione terrestre. Ma temeva, com’è logico intuire, uno scontro con la Chiesa. La storia tuttavia non finisce qui. Gli esperti hanno promesso, a breve, di pubblicare altre notizie. E noi le attendiamo con interesse.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it