Scoperta Ippocampo, la nuova Luna di Nettuno

La notizia è stata pubblicata su Nature dal Team di Mark Showalter, ricercatore dell’Istituto SETI (Search for Extraterrestial Intelligence) di Mountain View, California. Ora Nettuno, con la scoperta di Ippocampo (questo il nome dato al nuovo satellite), conta ben 14 satelliti. Ancora una volta siamo debitori al Telescopio Spaziale Hubble che, attraverso lo studio delle sue immagini, ci regala spesso materiale per nuove scoperte.

In realtà Ippocampo era stato già scoperta nel 2013, sempre da Showalter, analizzando i dati di Hubble relativi al periodo 2003-2009. Allora, il corpo celeste era stato denominato S 2004 N1 in attesa di conferma, giunta in questi giorni. Ippocampo è la più piccola luna di Nettuno (ha un diametro di soli 34 Km), ruota su sé stesso in poco meno di un giorno e si situa al settimo posto per distanza dal pianeta (105.000 Km). Inoltre esso dista da Proteus, il maggior satellite interno di Nettuno, ben 12.000 Km. La piccola luna nettuniana era sfuggita, proprio perché troppo piccola, all’osservazione della sonda Voyager 2 nel 1989 che aveva invece rivelato gli altri satelliti di Nettuno.

È un risultato molto importante, se si considera la difficoltà di scoprire oggetti così piccoli a una distanza così grande come quella di Nettuno dal Sole, pari a circa 30 volte la distanza tra la Terra e la nostra stella”. Sono le parole di Maurizio Pajola, dell’Osservatorio di Padova – INAF – che ci rivela anche come ESA e NASA stiano programmando due missioni rivolte allo studio di Urano e Nettuno, proprio per scoprire nuovi corpi celesti più piccoli di Ippocampo. Lo studio aiuterà a chiarire meglio la storia dell’evoluzione del sistema solare.

La piccola luna nettuniana sembra abbia avuto origine dai frammenti generati dall’impatto di una cometa con Proteus. L’ipotesi sembra confermata dalla presenza, sulla superficie di Proteus, di un enorme cratere da impatto chiamato Pharos. Essendo tuttavia il volume di Ippocampo soltanto il 2% di quello del cratere, si è pensato che la quantità mancante potesse essere costituita da altri piccoli satelliti orbitanti attorno a Nettuno. Il gruppo di Mark Showalter ha individuato Ippocampo attraverso un metodo di elaborazione delle immagini di Hubble denominato Stacking, che consiste nel sovrapporre le immagini e poi farle avanzare lungo la loro orbita (detto in parole molto povere). Lo stesso gruppo dell’Istituto Seti, era già stato protagonista di scoperte quali le lune Pan di Saturno, Mab e Cupido di Urano e di Cerbero e Styx di Plutone. Come si può osservare, il sistema solare continua a riservarci gradite sorprese.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it