Si agli Oratori, perché ai ragazzi servono occasioni di svago

Il Papa degli oratori sarà santo il 14 ottobre. A spianare la strada della canonizzazione di Paolo VI è stato il riconoscimento d’un miracolo operato per sua intercessione: la guarigione, nel 2014 in provincia di Verona, d’una bambina al quinto mese di gravidanza. La madre era a rischio di aborto per una patologia che avrebbe potuto compromettere anche la vita del feto. Una situazione disperata secondo i medici ma la donna, Vanna Pironato, 35 anni, decise di affidarsi a Paolo VI, che sarebbe stato beatificato il 19 ottobre di quell’anno per il miracolo già operato su un altro feto. Il 25 dicembre, alla 26ª settimana di gestazione, la bambina nacque e quattro mesi dopo lasciò l’ospedale in buone condizioni di salute.

Diventare fanciulli. La scuola di san Filippo Neri aveva improntato la gioventù di Giovanni Battista Montini (1897-1978) con la frequenza, a Brescia, dell’oratorio di Santa Maria della Pace. Divenuto arcivescovo di Milano, l’8 febbraio 1955 fece un discorso agli assistenti dell’Azione cattolica in cui ricordava che, per stare coi giovani, il prete deve saper “cantare con essi, fare delle passeggiate, giocare un po’ con loro, assimilarsi ai gusti della vita giovanile e diventare fanciullo coi fanciulli sapientemente”. Anche sull’esempio di san Giovanni Bosco, per il cardinal Montini la ricreazione era il fulcro dell’educazione cristiana: “Guardate – disse agli assistenti di oratorio il 27 novembre 1955 – che non è piccola cosa questa. Il rapporto che si crea fra un Sacerdote ed il suo alunno è un rapporto di letizia, è un rapporto extra-scolastico, di gioco, di divertimento”. Durante l’incontro analizzò nel profondo le attività tipiche del cortile, e seppur cosciente che lo svago non è tutto “ad ogni modo, rendiamoci conto che per fare un Oratorio bisogna offrire mezzi di gioco. Occorre dare al ragazzo questa attrattiva, e che non è soltanto un passatempo, ma è, a suo modo, una scuola di vita. Perché il ragazzo pensa, agisce, moralizza sé stesso giocando. È una scuola naturale in cui la fantasia è in piena attività, più ancora che le gambe e i muscoli, eccetera. Il ragazzo ha bisogno del gioco come lo studente giovane ha bisogno del libro d’avventura, come il musicista ha bisogno di motivi ritmici per imparare la musica”.

A Milano, in continuità col suo predecessore, il cardinal Alfredo Ildefonso Schuster (1880-1954), monsignor Montini attribuì un ruolo centrale agli oratori nella pastorale giovanile. «Dove non c’è l’Oratorio c’è una lacuna (in casi concreti si potrà anche spiegare e scusare), ma per sé dobbiamo dirla imperdonabile. È una Parrocchia mutilata quella che mancasse oggi d’Oratorio; è una Parrocchia anchilosata quella che avesse un Oratorio inerte e male operante”.

Tali convinzioni nel tempo non muteranno. Salito al Soglio pontificio, il 28 agosto 1974 si rivolgerà infatti all’assemblea dell’Anspi con parole analoghe: “Dove l’oratorio è ben curato in una parrocchia, si vede: v’è una gioventù che sa il fatto suo, dinamica, generosa, allegra, pronta alla collaborazione col sacerdote, fusa in un unico amore. Avanti dunque con fede, con perseveranza, con serietà: è il voto che facciamo per voi e per tutti gli oratori e circoli giovanili”.

Stefano Di Battista

tratto dalla rivista Anspi Oratori e Circoli n°4/2018