Su quel Pianeta c’è vapore acqueo!

Un team dell’University College di Londra, guidato da Angelos Tsiaras e del quale fa parte anche l’astrofisica italiana Giovanna Tinetti, è stato l’artefice della scoperta di un esopianeta che possiede nella sua atmosfera vapore acqueo. La notizia, pubblicata su Nature Astronomy, ha destato subito molto interesse perché il pianeta, deniminato K2 18b, orbita attorno ad una stella nana rossa in 32.9 giorni nella cosiddetta fascia di abitabilità (dove l’acqua può presentarsi allo stato liquido); inoltre sarebbe la prima volta che viene rilevata acqua in un pianeta di piccole dimensioni. Oltre al vapore acqueo, nell’atmosfera dell’esopianeta sono state rilevate tracce di idrogeno, di elio e, forse, di azoto e metano.

K2 18b dista da noi 111 anni luce, ha un diametro doppio di quello terrestre ed una massa 8 volte il nostro pianeta. Osservato per la prima volta nel 2015 e dopo aver elaborato i dati acquisiti tra il 2016 e 2017, non è stato ancora chiarito se l’esopianeta sia di tipo roccioso o ghiacciato. Sicuramente possiede al suo interno un alto contenuto di acqua. Gli scienziati, per studiare l’atmosfera del pianeta si sino avvalsi degli strumenti ospitati a bordo del telescopio spaziale Hubble (HST). L’operazione, molto complessa, ha richiesto il confronto tra la misura della luce proveniente dalla sola stella e quella rilevata al passaggio del pianeta davanti ad essa effettuata per otto passaggi successivi. Con i telescopi terrestri si possono studiare solo atmosfere di esopianeti molto grandi di tipo gassoso. Dallo spazio, senza l’interferenza dell’atmosfera, le osservazioni risultano possibili anche per oggetti più piccoli.

Nei prossimi 100 anni, grazie ai telescopi spaziali di ultima generazione, sarà possibile sapere se l’atmosfera di K2 18b contiene gas prodotti dal metabolismo di organismi viventi. Giuseppina Micela, dell’Istituto nazionale di astrofisica all’Osservatorio di Palermo, e specialista nello studio di pianeti extrasolari, ha dichiarato che: «Per raccogliere traccia dell’acqua nell’atmosfera dobbiamo analizzare come cambia la luce della stella quando un pianeta le passa davanti. Il suo passaggio, affievolisce sia pure impercettibilmente la luminosità dell’astro. Poi analizziamo la sua luce con la tecnica spettroscopica determinando i contenuti atomici e molecolari dell’atmosfera dell’astro prima e durante il passaggio del pianeta. Facendo la differenza tra i componenti presenti prima e dopo emergono quegli elementi nuovi che sono presenti nell’atmosfera del pianeta». La dottoressa Micela è tra i responsabili degli strumenti che saranno ospitati sulla sonda ESA ARIEL, che indagherà proprio le atmosfere dei pianeti di stelle appartenenti alla nostra galassia e che sarà messa in orbita nel 2028. Tutto questo servirà a meglio comprendere il clima degli esopianeti orbitanti nella fascia di abitabilità.

Miro Bertinotti

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Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it