Sul clima si gioca una partita a carte truccate

Se pensate che la posizione del presidente degli Stati Uniti sulla questione climatica sia contraria a ogni evidenza scientifica, ebbene, ricredetevi. La volontà, più volte espressa da Donald Trump, di recidere i vincoli dell’accordo di Parigi del 2015 in fatto di riduzione delle emissioni ritenute responsabili dei cambiamenti climatici si fonda su varie contraddizioni messe in luce da alcuni ricercatori e che possono essere sintetizzate in un’affermazione: il clima terrestre cambia continuamente e per cause indipendenti dalle attività umane. Durante Cop24, la conferenza delle parti che si è tenuta a Katowice (Polonia) il 3-14 dicembre sotto l’egida delle Nazioni Unite, è stato presentato un documento dell’Ipcc che indica un aumento di 1,5 °C della temperatura globale come ormai inevitabile entro i prossimi 12 anni. Ma sarà davvero così? John R. Christy ha accettato di rispondere ad alcune domande sul tema. Lo ha fatto citando anche alcuni passaggi della sua testimonianza resa all’U.S. House committee on scienze, space & technology il 29 marzo 2017.

Durante Cop24 sono stati lanciati allarmi d’una possibile catastrofe climatica cui la Terra si starebbe avviando. Lei concorda? Non si sta avvicinando alcuna catastrofe. Negli ultimi 10 mila anni il clima è stato per secoli più caldo dell’attuale. Ciò dovrebbe essere sufficiente per smorzare qualunque allarme.

Varie azioni sono state suggerite per ridurre il tasso di riscaldamento: possono funzionare? Abbiamo esaminato queste azioni: non avranno alcun impatto misurabile sul clima.

I modelli che stimano il futuro aumento delle temperature sono affidabili? No, perché tali modelli sono eccessivamente sensibili ai gas serra rispetto a ciò che avviene nel mondo reale. Si spieghi meglio… Se si utilizza il modello sviluppato dall’Ipcc in cui sono inclusi i gas serra extra (cioè prodotti dall’attività umana: ndr) e lo si compara al trend delle temperature rilevate nella libera atmosfera dal 1979 al 2010, immediatamente si nota come tale modello sia del tutto al di fuori della gamma di valori osservati. Ciò indica come tali modelli falliscano un semplice test basato sul metodo scientifico. Che poi questa informazione non sia stata chiaramente e apertamente presentata dall’Ipcc è indice d’un orientamento politico che non consiste nell’esame spassionato delle prove, come invece richiesto dal metodo scientifico. L’Ipcc inoltre, nel rivendicare grande sicurezza circa la conoscenza dei motivi per cui il clima degli ultimi decenni stia evolvendo in questo modo, adducendo le attività umane quale causa principale, finge di non vedere come i modelli su cui tale affermazione si basa non abbiano superato un test di convalida ovvio e piuttosto facile da eseguire.

Cosa rivelano dunque le serie di temperature misurate dai satelliti e dai palloni sonda? Che i dati non sono coerenti con le previsioni sviluppate dai modelli climatici. In test scientifici oggettivi i modelli risultavano falsificati. Sta dicendo che gli allarmi sul riscaldamento globale non sarebbero veri? Dal 1979 l’andamento della temperatura contenuta in diversi set di dati può essere spiegato dalle variazioni delle componenti che influenzano in maniera naturale il clima. Esistono processi complessi che determinano le temperature: per esempio le nuvole, l’interazione fra gli oceani e l’atmosfera, gli aerosol dispersi nell’aria. I modelli climatici tentano di calcolare questi processi altamente non lineari attraverso stime imperfette mentre il modello statistico, pur senza chiarire come ogni sottoprocesso interagisca con gli altri, spiega direttamente perché la temperatura atmosferica sia la variabile finale che corrisponde a tali processi.

Sarebbe a dire che le variazioni di temperatura registrate dal 1979 sono spiegabili senza alcun ricorso ai gas serra e che se i modelli di previsione del clima vengono applicati retroattivamente falliscono in modo clamoroso? Esattamente.

Eppure sulle previsioni l’Ipcc parla di consenso scientifico pressoché unanime… Il consenso è una nozione politica, non scientifica. Il contenuto di questi rapporti sul clima è in realtà sotto il controllo d’un numero relativamente piccolo d’individui che spesso definisco come l’establishment del clima. Nel corso degli anni questo team è venuto ad agire come guardiano dell’opinione scientifica e delle informazioni, piuttosto che come intermediario. Le voci di coloro che, come me, obiettano a varie affermazioni ed enfatizzazioni circa queste valutazioni sono in gran parte respinte piuttosto che ospitate. Tale establishment include gli stessi individui che si sono proclamati ‘esperti’ e che sono poi chiamati a promuovere le rivendicazioni dell’Ipcc nei rapporti governativi. Questi ‘esperti’ diventano gli autori e i valutatori della propria ricerca relativa a quelle ricerche che mettono in dubbio il loro lavoro. Ma col lusso di avere l’ultima parola come autori ‘esperti’ dei resoconti, le vedute alternative svaniscono.

Significa che siamo di fronte a un colossale imbroglio della pubblica opinione? In passato ho spesso affermato che quella del clima è una scienza ‘fumosa’. Non possediamo metodi di laboratorio per verificare le nostre ipotesi come fanno molte altre scienze. Di conseguenza ciò che passa per scienza include opinione, argomenti autorevoli, comunicati stampa drammatici e confuse idee di consenso generate da gruppi preselezionati. Ma questa non è scienza.

Stefano di Battista