Sulla fiducia, sulla coscienza e sulla fenomenologia

Avere fiducia in sé stessi non è lo stesso come avere coscienza di sé stessi.

Se la fiducia non si collega con la coscienza, non è una fiducia vera e propria. E, per questo, non si tratta di una fiducia profonda. Oggigiorno sentiamo spesso la frase: “Abbi fiducia (in te)”. La fiducia si forma solo se unita al controllo della coscienza. La coscienza a sua volta è molto più individuale e difficile da creare.

Così che avere fiducia in sé o negli altri non è così difficoltoso e profondo come avere coscienza di sé.

La coscienza è legata alla vita sociale morale ed etica, a quello che si può fare o non fare dal punto di vista sociale. La coscienza di sé può anche essere la consapevolezza che, però, è qualcosa di neutrale. Essere consapevoli vuol solo dire che si nota il mondo esteriore. La coscienza invece è strettamente legata ai sentimenti giusti e sbagliati verso le nostre azioni.

Il tutto ha a che fare con la percezione profonda del mondo e di noi stessi. Quanto vede l‘uomo veramente, quanta realtà e verità vede nelle persone e nelle cose? Più si è capaci di sviluppare la propria mente e il proprio cuore nella propria coscienza, più si vedranno profondamente le cose. La filosofia della percezione si chiama “Fenomenologia” ed il suo fondatore è Edmund Husserl.

Guardare nel dentro delle cose e delle persone richiede coraggio e intelligenza. Avere fiducia significa guardare le cose distanziati, con una certa distanza verso di sé, le cose o le persone. Essere coscienti invece vuol dire guardare le cose e le persone o sé stessi senza distanza. E questo richiede molto coraggio, dato che per farlo ci si mette tutta la persona. La vita diventa più profonda e ricca percependo le cose e le persone in questo modo cosciente. Talvolta però è anche bene prendere certe distanze da sé e dagli altri, se si rimane incastrati in certi problemi, così che dalla distanza si possa intravedere la soluzione.

Sarah Krampl