Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli: la recensione del libro

E’ stato un onore ed una piacevole sorpresa l’incontro con la vulcanica scrittrice Chiara Moscardelli.

Ancora più sorprendente il suo ultimo libro “Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli”. Un romanzo assolutamente riuscito, che si legge tutto d’un fiato, che stuzzica la curiosità di conoscere il contenuto della pagina successiva e di quella ancora dopo, fino alla fine. E che, inaspettatamente, ci lascia curiosi anche oltre la fine, con estrema abilità, senza indispettirci, anzi fidelizzandoci con il primo episodio di un appassionante racconto giallo tinto di rosa, attraverso cui l’autrice trova il proprio meritato spazio nel genere, grazie ad un personalissimo stile genuino e spumeggiante.

Una narrazione scorrevole e vivace. Il racconto di un’indagine legata a temi attuali. L’ambientazione in un piccolo borgo laziale dal nome spiritoso ed improbabile, quanto reale. I personaggi del paese e non solo, con le loro storie intrecciate e qualche tratto caricaturale che non guasta. Insomma una miscela di ingredienti equilibrata e vincente che cattura il lettore e ne accende lo spirito holmesiano.

In un panorama letterario dove campeggiano, tra gli altri, l’intramontabile commissario Montalbano e l’anticonformista vicequestore Schiavone, l’improvvisata investigatrice Teresa Papavero si distingue e ci coinvolge con una nuova energia ed una spiritosa imprevedibilità tutta femminile. Ironica ed autoironica. Intelligente e caparbia. Insicura fino al paradosso dell’esibizionismo ed al limite della provocazione. Ci piace davvero. Forse perché in parte ci riconosciamo ed immedesimiamo in uno oppure un po’ in tutti gli aspetti delineati ed in parte la ammiriamo.

La ammiriamo per la sua capacità di reinventarsi e ricominciare, nonostante la difficoltà di realizzazione individuale, nella continua ricerca di approvazione e stima da parte del proprio padre, passando per la fuga verso i protettivi luoghi dell’infanzia ed una decennale amicizia.
Questa è Teresa che, pur dovendo fare i conti col bilancio della vita e l’assenza di conferme, riesce a farci ridere e sorridere, affascinante e buffa, temeraria fino all’incoscienza.

Teresa che, anche se attanagliata da spiacevoli ricordi e spaventata dall’amore, prende le redini per gestire contemporaneamente ben due storie sentimentali.
Turbata, ma motivata da avvenimenti inattesi in uno scenario più bucolico che poliziesco: un suicidio (o omicidio?) ed una scomparsa.

Occorre riconoscere all’autrice una ricerca accurata e costante nella stesura della trama, a cominciare dalla scelta del contesto, lungo lo sviluppo dei fatti.
La Moscardelli ci regala anche un apprezzato salto indietro nel tempo con riferimenti agli indimenticabili anni Ottanta e a film cult.

Una lettura d’evasione, dunque, ragionata e consigliatissima, lontanamente ispirata dalla conosciuta ed amata serie televisiva dell’eccentrica Signora Fletcher e condita dalla freschezza ed autenticità proprie dell’autrice.

Lucia Terramoccia

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura di Karamellenews.it