Toccata e fuga per Osiris Rex

Partita ad agosto di 4 anni fa, la Sonda Nasa Osiris Rex ha raggiunto l’asteroide Bennu.

Scoperto nel 1999, il pietrone cosmico, del diametro di circa 500 metri e distante 321 milioni di Km, interessa gli astronomi perché appartiene alla categoria NEO (Near Earth Objects), cioè oggetti che potrebbero rappresentare un pericolo in quanto si avvicinano un po’ troppo alla Terra.

Nel dicembre 2018, Osiris Rex entrava in orbita attorno a Bennu, un asteroide ricco in Carbonio (il colore scuro lo dimostra). Si ipotizza che Bennu sia un “avanzo” di quei corpi – comete e asteroidi – che colpirono la Terra quando era ancora in formazione arricchendola di acqua e composti organici. Obiettivo della missione era quello di prelevare dalla superficie di Bennu un campione di polvere e rocce (almeno 60 grammi) e riportarlo sulla Terra nel 2023.

Questo è avvenuto con successo nella notte tra il 20 e 21 ottobre mediante la manovra, durata 4 ore e mezza detta “Touch and go” (tocca e vai), che ha visto la navicella avvicinarsi all’obiettivo alla velocità di 10 cm/s fino a toccare la superficie dell’asteroide. Uno speciale strumento robotico (praticamente un’aspirapolvere col bocchettone di 40 cm di diametro e lungo 3.4 metri) denominato Tagsam, ha raccolto campioni di materiale sollevato mediante un getto di azoto sparato dalla sonda. Il tutto è avvenuto in 5/6 secondi. Poi, alla velocità di 40 cm/s, via verso la distanza di sicurezza. “In questo modo si evita di contaminare la superficie con i gas di scarico del propellente usato per le manovre” rivela John Brucato, astrofisico dell’Inaf di Firenze, esperto di esobiologia e Sample and Contamination Control Scientist della missione.

Ma quello che più sorprende è che tutta la sequenza si sia svolta in modo totalmente automatico. Per percorrere i 321 milioni di Km che separano Bennu dalla Terra il segnale radio impiega 18 minuti e 41 secondi, un tempo troppo lungo per poter interagire direttamente sulla sonda da Terra. “Il sito in cui è avvenuto il prelievo, il cratere Nightingale, si trova vicino al polo nord, all’interno di un cratere di circa 20m di diametro e sembra composto da diversi materiali tra i quali minerali ricchi di carbonio”, rivela Elisabetta Dotto, che con Brucato e Maurizio Pajola (rispettivamente di Inaf Roma, Firenze e Padova) hanno partecipato alla missione gestita dal Centro Goddard della Nasa e dall’Università dell’Arizona. In caso di prelievo di materiale insufficiente, era stato previsto un nuovo tentativo da effettuarsi nel gennaio 2021 nel sito denominato Osprey. Grazie alla camera SAMCAT montata sul braccio robotico della sonda, ora possiamo anche ammirare 82 immagini relative alla sequenza dell’evento.

L’interesse della missione riguarda sia l’astrobiologia che lo studio del materiale eterogeneo che compone Bennu, rocce rimaste pressoché invariate nei 4.5 miliardi di anni dalla formazione del sistema solare, mentre pianeti e lune hanno subito trasformazioni anche profonde.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it