Tre uomini in barca (per non parlare del cane): la recensione del libro

Un libro estremamente, incredibilmente moderno, nonostante la prima pubblicazione risalga addirittura all’anno 1889. E così già nelle prime pagine riconosciamo – attraverso una gioviale lettura di possibili forme ipocondriache – psicosi e tensioni che assillano tutt’oggi la nostra quotidianità.

Jerome, all’epoca soltanto trentenne,  dimostra, infatti, un’inconsueta e profonda capacità di analisi sociale mai opprimente né irriverente, bensì bonariamente canzonatoria, sempre tratteggiata da un’ironia gradevole ed elegante che ci regala molti sorrisi, strappandoci anche qualche risata.

La gita in barca sul Tamigi, da cui trae origine il titolo del romanzo, se da un lato rappresenta  il pretesto per digressioni storiche e aneddoti umoristici, nel contempo si rivela il costante punto di riferimento rispetto a questo viavai di epoche e vicende, peraltro sempre pertinente.

Nella dinamica della narrazione, trova spazio l’inserimento di considerazioni sull’essere umano, sulla fretta confusa del diciannovesimo secolo, sull’esigenza di evasione verso luoghi incontaminati, sulla contrapposta necessità di sapersi ancorati ad abitudini e circondati dal prossimo.

Ci divertiamo, ma riflettiamo grazie alla sagacia ed alla lungimiranza dell’autore che dispensa suggerimenti in maniera quasi impalpabile, fra battute e dialoghi spiritosi: l’invito ad abbandonare inutili orpelli e condizionamenti che appesantiscono l’esistenza nell’insoddisfazione generale, sottraendo tempo al pensiero e allo stupore. “Era un’ora di profonda magia, di speranza estatica, di nostalgia”. La conquista della capacità di accettazione della pena e del dolore, l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, la necessità di tolleranza. “Non dobbiamo mai permettere che il nostro istinto di giustizia degeneri in pura vendetta”.

Si percepisce costantemente una forma di rispetto per il carattere ed il ruolo di ciascuno, nonché per le sue manie, talora buffe o così, indulgentemente, interpretate.

Ogni frammento è guidato da una capacità linguistica tale da invogliarci a rileggere subito alcuni passi, per gustare di quella descrizione sentimentale di una natura accogliente e benevola e della personificazione romantica dei suoi elementi: il giorno e la notte, il fiume, la luna. Della quiete e della lentezza di ritmi ancestrali perduti.

Ambientato in un contesto originale, il racconto si sviluppa durante le tappe di un piacevole viaggio lungo le rive della dell’incantevole campagna inglese, in un tiepido inizio di giugno. Nella convivialità e condivisione di un’amicizia schietta e scherzosa, accompagnata dallo spassoso punto di vista di un amabile fox terrier.

Sembra che il successo del racconto e la sua attualità siano da ricercarsi principalmente nella riconducibilità alla vita reale degli episodi rappresentati:  la prefazione alla prima edizione definisce il testo “una semplice e sincera aderenza al vero, con l’aggiunta di solo un po’ di colore…e… in quanto a veridicità disarmata e incurabile, nulla si è scoperto che la vinca”.

Lucia Terramoccia

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura di Karamellenews.it