Un falco e una dea in missione nello spazio

Le agenzie spaziali Jaxa (Giappone) e CNSA (Cina), hanno comunicato la conclusione delle loro missioni di raccolta campioni rispettivamente da un asteroide e dalla superficie lunare.

Hayabusa 2 (Falco Pellegrino in giapponese) e Chang è (Divinità lunare cinese) hanno portato sulla Terra il prezioso materiale cosmico. Nel 2021 anche l’India invierà una sonda automatica (Chandrayaan 3) sulla Luna per prelevare campioni dalla sua superficie. Decisamente l’Asia fa sul serio.

Hayabusa 2, lanciata nel 2014, ha percorso 5 miliardi di Km ponendosi nell’orbita di Ryugu il 27 giugno 2018. Ad aprile 2019 la sonda è scesa sull’asteroide (appartenente alla più antica famiglia di questi corpi celesti) orbitante tra Marte e Giove. Un proiettile di rame ha colpito la superficie di Ryugu formando un cratere dal quale una sonda di 40 cm di diametro ha raccolto campioni da due aree distinte. Un prelievo originariamente previsto da una terza area è stato annullato per non compromettere quanto era stato già raccolto. Il 14 dicembre la Jaxa ha annunciato che il contenitore del prezioso materiale, sganciato dalla sonda alla quota di 220.000 km, era atterrato, il 5 dicembre, nell’area scarsamente popolata di Woomera (Australia). La sonda invece, avendo ancora il serbatoio di Xeno mezzo pieno, si è diretta verso un nuovo target, l’asteroide 1998KY26. Nel 2010 Hayabusa 1 era riuscita con difficoltà a portare a Terra pochi grammi di polvere dall’asteroide Itokawa. Le analisi dei campioni raccolti da Hayabusa 2 impegneranno per almeno un anno un centinaio di scienziati di tutto il mondo. In Italia, ad occuparsi dello studio sarà Ernesto Palomba, ricercatore all’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali (Inaf-Iasp) di Roma, che rivela: “Saranno utilizzate tecniche in grado di caratterizzare il campione da ogni angolazione, dalla composizione chimica e mineralogica all’analisi dei compositi organici, così rilevanti per la ricerca di vita extraterrestre e per la comprensione dell’origine e dell’evoluzione del Sistema solare“. All’interno dei contenitori erano presenti campioni di sabbia nera e tracce di gas, differente da quelli presenti nella nostra atmosfera, prodotto dal materiale prelevato. È la prima volta in assoluto che un campione di gas prelevato dallo spazio viene analizzato. Lo scorso ottobre anche una sonda Nasa, Osiris-Rex, ha raccolto 60 g di materiale dall’asteroide Bennu che porterà sulla Terra nel 2023.

La Cina, il 23 novembre 2020 ha inviato sulla Luna la sonda Chang è con lo scopo di raccogliere almeno 2 Kg di campioni selenici. Avvalendosi di un trapano essa ha raccolto materiale da una profondità fino a 2 metri. Ripartita dalla Luna, anche Chang è ha consegnato il suo prezioso pacco lasciandolo cadere da 5000 Km di quota, sul suolo della Mongolia, a Siziwang. Anche in questo caso la sonda madre, dopo lo sgancio, ha proseguito nello spazio. La missione cinese segue dopo 44 anni quella Sovietica che il 22 agosto 1976  riportò sulla Terra 330g di polvere lunare. Le missioni americane Apollo raccolsero invece ben 382 Kg di rocce e polvere seleniche. Raccogliere campioni dai corpi celesti ci aiuta a comprendere come si sia formato il Sistema Solare. Sebbene sulla Terra cadano migliaia di tonnellate di materiale cosmico ogni anno, le loro tracce scompaiono perché il nostro pianeta rimaneggia continuamente la sua superficie grazie alla tettonica a zolle. Le meteoriti rinvenute rivelano poco della loro origine perché, a contatto col suolo, si contaminano con composti terrestri.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it