Una rete per valorizzare aree e siti archeologici umbri

Perugia. Una rete che valorizzi aree e siti archeologici umbri, un nuovo modello di area archeologica, aperta alla comunità e al territorio, per creare attrattività turistica ma anche sviluppo economico e professionale. Questo è quanto si prefigge l’Assemblea legislativa umbra presieduta da Donatella Porzi che, nel convegno appena concluso, ha sottolineato la proposta al Ministero, nel 2013, del progetto per una area archeologica sul sito di ‘Hurvinum Hortense’ di Collemancio. “Da lì è partita una interlocuzione con il Ministero per la sua valorizzazione. Abbiamo compreso che c’erano dei modelli, all’estero, da poter prendere da esempio per valorizzare i siti umbri. In particolare quello di Bibracte, in Francia”.

L’assessore regionale alla cultura, Fernanda Cecchini ha annunciato che la Giunta regionale, nel 2019, “lavorerà su due filoni principali legati alla valorizzazione del patrimonio archeologico dell’Umbria: una mostra che coinvolgerà e metterà in evidenza aree e siti archeologici di Assisi, Foligno, Todi, Orvieto e l’apertura al pubblico, attraverso la la messa in sicurezza e le opportune dotazioni informative e strutturali, delle aree archeologiche che, pur avendo fornito importanti materiali e reperti ai musei territoriali, non sono al momento accessibili per la visita per residenti e turisti”.

Dal canto suo, Marica Mercalli, direttore Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria, si è soffermata sul fatto che “abbiamo 18 aree in cui è autorizzato lo scavo e la ricerca. È in corso un ambizioso progetto per consentire l’apertura al pubblico dell’area di ‘Campo della Fiera’ ad Orvieto, per la quale c’è stato un importante finanziamento da parte del ministero. Per fare questo andranno messi in sicurezza i percorsi di visita, andranno progettate tettoie di protezione dei reperti e delle stanze scavati, come l’area termale. Alcune delle aree Otricoli, Dunarobba e la Tomba Escana di Porano sono già aperte al pubblico attraverso convenzioni con Comuni e associazioni, anche se esiste il problema delle aree che ricadono su terreni privati”.

A farle eco Antonella Pinna, dirigente Servizio Musei archivi e biblioteche della Regione Umbria, che ha evidenziato “l’utilità di cercare occasioni di confronto e scambio sulla valorizzazione dei siti archeologici. Non si tratta ovviamente di allestire soltanto nuove zone aperte al pubblico. Il lavoro di valorizzazione non finisce il giorno dell’inaugurazione ma anzi inizia proprio da lì, per mantenerli dei luoghi di studio e di interpretazione del passato”.

Puntuale Simon Stoddart, professore Università di Cambridge, si è soffermato sulla “particolare caratterizzazione geografica che rende particolari e ancora più importanti i siti e le aree archeologiche umbri. Si tratta infatti molto spesso di contesti storici d’altura, collocati sulla sommità di colli o a mezza costa, in punti strategici. E questo li rende parte di un percorso e di un itinerario ideale che unisce le zone in cui differenti civiltà hanno lasciato importanti tracce del proprio passaggio. Un valore storico paesaggistico dunque che accomuna alcuni dei luoghi in cui ho recentemente lavorato e che ho avuto modo di visitare, come Monte Tezio, Collemancio, Gubbio, Montelabate e Assisi”.

Suggestivo, poi, il racconto di Vincent Guichard, direttore responsabile del Parco archeologico e paesaggistico di Bibracte, sull’esperienza del parco archeologico di Bibracte, in Borgogna. “Un parco che esiste da oltre 30 anni, non ha l’ambizione di essere un modello ma vanta una lunga esperienza che può aiutare altre realtà. In 30 anni sono stati investiti circa 50milioni di euro. Va prevista una spesa annuale di circa il 10 per cento della cifra iniziale. Il sito è ad accesso libero, un parco in cui trascorrere una giornata tra percorsi nei boschi, museo, ristorante e attività tematiche. L’obiettivo di è far trascorrere più tempo possibile sul sito perché questo consentirà al territorio di beneficiare degli effetti positivi in termini di presenze turistiche. I visitatori, durante l’estate, possono assistere al lavoro di scavo e ricerca degli archeologi, coinvolgendoli e permettendo al parco di rinnovare la propria offerta. La qualità del paesaggio rappresenta una parte fondamentale dell’attrattività del sito. Bibracte viene gestito secondo i principi stabiliti dalla rete dei ‘Grand site de France’: protezione del patrimonio, gestione dei flussi turistici, accoglienza del pubblico con intento pedagogico e didattico, rispetto e partecipazione degli abitanti. Sul parco di Bibracte esiste una doppia tutela, storica e ambientale: è stata creata una istituzione pubblica di cooperazione culturale per la gestione del sito, che unisce Stato, Regione, parco naturale, enti pubblici di tutela ambientale e storica. Una esperienza e uno statuto che prima non esistevano”.

Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, ha infine concluso evidenziando che “quasi l’intera Umbria è un unico grande parco archeologico, vista la numerosità dei siti tutelati. Le iniziative previste per il 2019 mirano a valorizzare la rete dei siti e dei musei, ed anche a immaginare un nuovo modello di area archeologica, aperta alla comunità e al territorio regionale, che esalti la stratificazione storica che la caratterizza”.

Redazione Karamellenews

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