‘Uno due tre: Stella’, oppure le ‘Belle statuine’. Ci giocavate anche voi?

Se nascondino è un gioco che tutti abbiamo provato e ancora oggi viene praticato, delle “belle statuine” non ho più sentito parlare.

Un gioco che ho sempre amato, richiedeva concentrazione ma non tanta fatica, non c’era da correre, ma solo da fare dei passi veloci e anche colui che doveva dire uno due tre stella, aveva alte possibilità di cedere il suo posto ad altri quasi subito. Sole se le “statuine” sapeva o rimanere immobili a lungo, allora doveva ricominciare la conta.

Come si giocava? Il gruppo delle statuine si doveva mettere ad una certa distanza, ma non tanta, da colui che contava. Mentre egli diceva: uno due tre stella, le statuine dovevano avvicinarsi velocemente a lui e fermarsi prima che lui si voltasse. Se la statuina veniva colta ancora in movimento, veniva allontanata dal gioco. Si procedeva così fino a quando qualcuno toccava la base prima che il “contatore” si voltasse, oppure fino a quando non venivano eliminati tutti. L’ultimo eliminato doveva essere il nuovo “contatore”.

Le pose impossibili che si assumevano quando veniva finito il richiamo erano straordinarie e causavano le risate che, a volte, facevano perdere l’equilibrio e il gioco.

Tutto qui. Non occorreva neanche tanto spazio: un pezzo di cortile, un’aula o una stanza e il divertimento era garantito.

Altro gioco era Mosca cieca. Bastava un foulard o una bandana con cui un giocatore veniva bendato. Il gioco consisteva nel dover “toccare” i partecipanti i quali dovevano essere abili a non farsi catturare; lo spazio non era tanto e quindi bisognava essere veloci e silenziosi. Quando uno veniva “toccato” si doveva mettere da parte fino a che tutti erano catturati dalla Mosca cieca. Il gioco ricominciava con il primo che era stato catturato che doveva fare la Mosca cieca.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it