Via Crucis, dall’origine a quella del Colosseo in mondovisione

Oggi ci occuperemo di una pratica religiosa conosciuta da tutti, anche se non sempre praticata, radicata nella religiosità moderna, anche se non sempre si trasforma espressione di fede, ma rimane legata al folclore: la Via Crucis.

È una pratica Cristiana che ha radici lontane e ha attraversato i secoli, è l’appuntamento dei venerdì di Quaresima, nelle chiese, e nei luoghi famosi dove folclore e fede si intersecano per dare forma ad espressioni artistiche e significativi (i Misteri di Trapani, la via Crucis di Siviglia…).

Potremmo parlare di pellegrinaggio sulla via del Calvario fin dalle origini del Cristianesimo, ma solo all’inizio del secondo millennio possiamo parlare di Via Crucis, quando sono superate le motivazioni storiche e teologiche impedivano la rappresentazione delle immagini di Cristo. In essa confluirono rappresentazioni sacre, grazie anche alle esperienze dei pellegrini che tornavano dalla Terra Santa e ricostruivano a casa loro i luoghi e i fatti del Calvario.

Furono poi i Monaci che spianarono la strada alla Via Crucis. Gli Ordini riformati che nell’XI secolo si concentrano sull’imitazione del Cristo sofferente, con Bernardo di Chiaravalle immerso nella Passione. E, a Medioevo inoltrato, con Francesco d’Assisi e Bonaventura da Bagnoregio a preparare davvero il terreno, senza dimenticare Iacopone da Todi, Ubertino da Casale, le mistiche italiane o i mistici tedeschi, capaci di influenzare la riflessione cristologica.

La Via Crucis diventa un pio esercizio quando confluirono in essa due elementi importanti. Il primo sono i testi di Adrichomius, olandese del XVI secolo che distinse due percorsi Via Captivitatis dal Getzemani al Calvario e la Via Crucis o Via Dolorosa, dalla casa di Pilato al Calvario. Il Secondo sono l’aggiunta delle “cadute di Cristo” sotto la Croce, in numero di sette, i “cammini dolorosi di Cristo” da una Chiesa all’altra, con sette o nove spostamenti e infine le ‘stazioni di Cristo’, con le soste di Gesù verso il Calvario (perché-obbligato dai carnefici, perché distrutto dalla fatica, o per i contatti con le donne e gli uomini che lo accompagnano), soste indicate da una croce con la raffigurazione dell’episodio su cui meditare. Tutte queste pratiche erano diffuse nei Paesi Bassi e in Germania.

La Via Cucis attuale con 14 stazioni è presente in Spagna nel XVI secolo in ambiente francescano e da lì giunge in Italia. Fu un nostro conterraneo, San Leonardo da Porto Maurizio, che la fissò nelle forme attuali e la diffuse in Italia. Grazie anche all’appoggio dei Papi, la Via Crucis divenne un patrimonio di tutti; fu rappresentata in proprietà pubbliche e private, in Chiese ed Oratori. Papa Benedetto XIV la fece istallare nel Colosseo: 14 stazioni che terminavano con la Croce; furono tolte dopo l’unità d’ Italia, ma la pratica della Via Crucis al Colosseo è continuata e ai nostri giorni viene rappresentata in mondovisione con commenti affidati a personaggio della vita religiosa di una certa rilevanza.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it