Voyager 2, la sonda dei record

Era il 1977 quando la Nasa lancio le sonde gemelle Voyager 1 e 2 verso i confini del sistema solare.

Ad oggi, esse rappresentano i manufatti umani più antichi e più lontani dalla Terra. Ogni sonda ospita un disco d’oro contenente suoni e immagini riguardanti il nostro pianeta e i suoi abitanti. Le informazioni spaziano dal disegno di una madre che allatta, ad alcune sonate di Bach, ai valori delle coordinate della Terra utili per trovarci. Ideati dal grande scienziato e divulgatore Carl Sagan, i messaggi potrebbero essere interpretati da civiltà aliene.

Le sonde, secondo le previsioni della Nasa, sarebbero dovute sopravvivere 5 anni, in realtà la loro operatività è stata di gran lunga maggiore. Mentre la Voyager2 gode ottima salute, tanto che l’ente spaziale americano stima che essa possa restare operativa per altri 5 anni, la gemella ha fatto perdere le sue tracce danneggiata probabilmente dalle particelle cariche emesse dal Sole o provenienti dallo spazio profondo.

Tuttavia si stima che essa ha abbandonato il Sistema Solare nel 2012. La Voyager 2 invece lo ha lasciato nel 2018 e si trova ora a 18.8 miliardi di Km da noi. Le comunicazioni radio con la sonda necessitano di almeno 16 ore di attesa e il segnale che ci invia giunge alle antenne Terrestri con una potenza un miliardo di miliardi più debole di quando è stato emesso.

A ricevere i segnali di tutte le sonde che orbitano oltre la Luna, ci pensa il Deep Space Network (DSN). Il sistema si avvale di tre antenne (di 34 metri di diametro più una di 70 metri) posizionate in modo tale che almeno una di esse sia in ogni momento allineata con le navicelle in orbita. Negli USA è operativa la stazione di Goldstone, in Spagna quella di Madrid e in Australia quella di Canberra. Tuttavia a comunicare con la Voyager2 è rimasta l’antenna DSN43 ospitata nell’emisfero meridionale a Canberra, perché la sonda, nel 1989, dopo aver sorvolato il polo nord di Nettuno, si è diretta a Sud sfuggendo così alle antenne situate a Nord. Però da marzo scorso si erano interrotti i contatti con la Voyager2 a causa del programma di aggiornamento dell’antenna australiana.

L’antenna DSS43 è un sistema altamente specializzato, – rivela Philip Baldwin, responsabile delle operazioni per il programma SCaN (Space Communications and Navigation) della NASA, – ci sono solo altre due antenne simili nel mondo. Abbiamo deciso di effettuare questi aggiornamenti per garantire che l’antenna possa continuare a essere utilizzata per le missioni attuali e future“. Missioni che vedranno protagonisti Marte, con il Rover Perseverance e la Luna con Artemis.

Il 28 ottobre scorso, dalla stazione australiana è stato eseguito un test consistente nell’invio di un segnale verso la Voyager2 che, sorprendentemente, ha risposto. Ora sappiamo che la sonda Nasa è ancora in grado di operare anche con una tecnologia vecchia di 43 anni. Per fare un esempio, l’energia fornita ai trasmettitori di Voyager2 ha una potenza pari a quella che alimenta la luce del nostro frigorifero.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it